Io, che spesso mi considero una persona piuttosto complicata e difficile da capire anche a me stessa, in questi ultimi giorni sto facendo sogni dalla semplicità interpretativa quasi imbarazzante.
L’altra notte camminavo per le strade di Roma a qualche giorno dalla fine di una guerra, e i marciapiedi e le vie -deserte – erano un tappeto di cadaveri. Ce n’erano così tanti che bisognava scavalcarli per riuscire ad andare avanti. Poi ho incontrato dei tizi che stavano ricostruendo muri e palazzi e, guardando bene, mi sono accorta che stavano costruendo sui corpi. Dai muri ancora aperti si intravedevano mani e piedi e, terrorizzata, ho chiesto ad un uomo se per caso fossero impazziti a tirare su palazzi sui cadaveri della gente. Lui, sereno, mi risponde che ce ne sono talmente tanti che nessuno ci farà caso, che nessuno cercherà mai queste persone perché, in fin dei conti, sono morti quasi tutti. Con le lacrime agli occhi gli chiedo chi mai vorrebbe vivere in una casa del genere, e lui, sempre serafico, mi dice che quando non ci sono alternative si vive anche in posti come quello.
Ieri notte, invece, stavo accompagnando un bambino a scuola e lo tenevo per mano. Mentre attraversiamo la strada, arriva un’auto bianca che mi colpisce facendomi cadere a terra. Mi rialzo arrabbiata, pronta ad inveire contro il conducente, quando vedo un mucchietto di persone avvicinarsi a quello che è ormai il mio cadavere rimasto immobile a terra. Capisco d’essere morta e ho qualche momento di confusione. Poi decido che devo correre a casa per dirlo a mia madre, per dirle che sto bene anche se non sono più viva. Arrivo nel palazzo e lo trovo chiuso, i vicini sanno già della notizia e parlottano di me e della disgrazia. Cerco di entrare gridando il mio nome, ma non mi sente nessuno. Poi, in qualche modo che non ricordo, riesco a salire e trovo mia madre in camera sul suo letto che piange e si dispera. Cerco di parlarle per tranquillizzarla, ma io stessa non sento la mia voce, pur urlando con quanto fiato ho in gola.
Penso e ripenso a questi e altri sogni da un paio di giorni, ogni volta trovando un particolare nuovo, ogni volta decifrando un simbolo apparentemente insignificante. Trovo che siano uno specchio incredibilmente preciso delle mie emozioni di questi giorni, e non sono certo i miei studi interrotti di psicologia a darmi la facilità d’interpretazione. Trovo questi sogni talmente facili da capire che mi sembra d’aver letto una pagina di me stessa che prima non riuscivo a conoscere. È una strana sensazione.
E no, non ho mangiato la peperonata per cena!








