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I nostri amici hanno chiamato all’ora di pranzo di…

dicembre 4, 2004

I nostri amici hanno chiamato all’ora di pranzo dicendo che potevamo andare da loro alle 18,00.
-Alle 18,00? Per cena? –
Esatto, qui si usa così. E ci tengo a sottolineare che non c’è aperitivo prima, o un po’ di “small talk”, ma si passa subito alla cena vera e propria!
Dunque alle 18 arriviamo a casa loro con la nostra bella bottiglia di vino rosso rigorosamente italiano e dopo un minuto siamo già seduti a tavola a mangiare un improbabile piatto italiano cucinato in mio onore. Una bella pasta scotta e incollata, ma preparata con il cuore che, perdonatemi il buonismo, è sempre l’ingrediente che amo di più.
Mentre mando giù la pasta pensando a quanto sia stata carina l’idea di farmi sentire un po’ a casa mia, lei mi scarica nel piatto due belle cucchiaiate di insalata di cetrioli e, dopo un attimo di smarrimento, mando giù anche quelle, mio malgrado, insieme alle tagliatelle incollate.
Una caduta di stile? No, qui si mangia tutto insieme, senza far caso ai dettagli. E come diceva sempre un caro amico di mio padre, “tanto poi nello stomaco si mischia tutto”!

La serata è stata davvero piacevole. Molti in Italia pensano che nei paesi nordici la gente sia spesso fredda e poco amichevole, ma in quattro anni che frequento queste persone non mi è mai capitato una sola volta di incontrare qualcuno che corrispondesse a questa descrizione.
Gli amici di Sean sono sempre stati molto più che amichevoli con me e hanno sempre fatto tanto per non farmi sentire la mancanza di casa. Tanto per cominciare, si arrampicano sugli specchi per poter parlare in inglese e non tagliarmi fuori dai discorsi e magari ci mettono un quarto d’ora per esprimere un concetto in una lingua che non è la loro, ma alla fine ci si fa una risata anche su questo.

Tornata a casa, mi sono fatta la mia bella ora di chat con Pam e, non importa quanto qui mi si faccia sentire a casa, la sua mancanza per me è incolmabile.
Ma non dovrò aspettare molto: fra sette giorni sarò di nuovo a casa per Natale e rivedrò tutti.

La mia parola di oggi è “dunkel”, scuro. Non è molto, ma è qualcosa…

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