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A volte ritornano

aprile 7, 2005

Eccomi di nuovo.
La Germania mi ha accolta con il consueto cielo grigio topo che avevo quasi dimenticato e la pioggerella, quella fina fina che non ti bagna nemmeno ma ti fa venire un gran giramento di scatole.
Qui non fa ancora caldo, ma per i tedeschi questo è un dettaglio trascurabile. E’ ufficialmente primavera, lo conferma il calendario, quindi maglioni di lana e giacche si ripongono nell’armadio e si passa ad indossare maniche corte e scarpe aperte. Il fatto che ci siano ancora solo 12 gradi di massima non ha alcuna importanza. Le gelaterie hanno riaperto i battenti (mica fessi gli italiani!) e hanno sistemato tavolini all’aperto che vengono presi d’assalto. Perciò via libera a coppe di crema e cioccolato e bibite colorate complete di ombrellino di carta consumate stoicamente, ma con la pelle d’oca, alla fine di una giornata di lavoro o prima del cinema. Li vedi lì, tremanti ma appagati, consapevoli che tanto, prima o poi, il caldo arriverà anche da loro che intanto si preparano ad accoglierlo. Ogni volta che li vedo non posso non ridacchiare e Sean, che ovviamente è come loro e i maglioni li ha già messi via, ogni volta mi chiede “Ma perchè, che c’è di strano? E’ primavera!”.

Dunque eccomi di nuovo qui. Non avevo troppa voglia di tornare e non ditemi che sono una rompipalle, che lo so già da me!! Due settimane fà non vedevo l’ora di riprendere l’aereo e invece ieri non avevo nessuna voglia di lasciare i miei e soprattutto mio nipote, con cui ho passato tanto tempo in questo mese.
Mia madre mi diceva che anche a lei capitava di sentirsi così: quando andava a Roma non ne aveva nessuna voglia ma quando era tempo di rientrare avrebbe rimandato all’infinito. E’ una maledizione di noi “pendolari”? No, credo sia solo un problema mio che, come dicevo un paio di post fà, sono troppo nostalgica e malinconica.
Comunque rivedere Sean e avere di nuovo le mie cose e la mia casetta già mi ha fatto sentire meglio e sono certa che fra un paio di giorni la nostalgia verrà ridimensionata.

Vorrei dire due parole sul Papa, premettendo che non sono mai stata una credente , o almeno non nel senso stretto del termine, nè tantomeno praticante. Ma più di tutto, credo di non aver mai avuto una grande stima nei confronti della Chiesa, salvo qualche eccezione.
Detto questo, ero a Roma nei giorni in cui il Papa si è aggravato e poi è morto e la tristezza dei romani era assolutamente respirabile. Questo Papa è il solo che io abbia vissuto perchè avevo solo 5 anni quando fu eletto e, malgrado non fossi d’accordo con le sue prese di posizione riguardo l’aborto, l’ AIDS, la condizione delle coppie omosessuali e molto altro, riconosco che ha fatto molto per avvicinare i popoli e le reilgioni e che ha toccato punti che i suoi predecessori non avrebbero nemmeno osato sfiorare, secondo i racconti che i miei hanno fatto dei Papi che invece loro hanno vissuto.
Chiaro che l’esplosione dei mezzi di comunicazione negli anni del suo pontificato ha contribuito alla sua popolarità, ma credo lo stesso che sia stato un uomo che ha saputo farsi amare malgrado tutto e che ha saputo mettersi in mezzo alla gente con amore.
In conclusione dico che lo vedevo affettuosamente come un nonno, troppo affaticato e anziano per continuare la sua opera e che le televisioni hanno fatto, come loro solito, del vero sciacallaggio con ore e ore di diretta per poter essere i primi a dare LA notizia, parlando di lui come fosse già morto da subito ed è stato penoso.

Delle elezioni, cui ho partecipato con gioia e del lavoro parlerò nel prossimo post, altrimenti chi legge si addormenta! Intanto grazie a chi ha lasciato dei commenti, mi ha fatto davvero piacere. Per Rago: tana per me! Qualche sigaretta non l’ho potuta trattenere, lo confesso, ma sono già rientrata nei ranghi e sto facendo penitenza! Non ho davvero spina dorsale, che vergogna ; )

La parola di oggi, imparata in fretta e furia per non perdere troppo l’allenamento, è oft che significa spesso.
Lo so che è poco, ma sono appena tornata!
Tschuss

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