Archive for maggio 2005

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Prima Settimana

maggio 29, 2005

A Roma fa caldissimo. Quando siamo partiti da Karlsruhe faceva 12 gradi e quando siamo atterrati a Roma, alle 19.00, ce n’erano 25.

Sean si trova in un mondo perfetto fatto di giornate calde, mare, olive ascolane, e gelato. Beve litri e litri di chinotto (che in Germania non si trova) e come ogni tedesco che si rispetti, ha già le spalle scottate dal sole, malgrado la protezione. E’ riuscito a trascinarmi in spiaggia per ben 3 volte, non so ancora come abbia fatto. Io il mare lo odio ed erano circa 3 anni che non ci mettevo piede. Anche se devo ammettere che questa bella abbronzatura non mi dispiace per niente.

L’altra sera ho incontrato le ragazze per una pizza a casa di Sara, che tra pochissimo si sposerà. Lei è raggiante e ha gli occhi più felici che abbia visto da tanto tempo.
Purtroppo non è un periodo altrettanto felice per le altre. Sembra che alcuni uomini da queste parti siano affetti da una gravissima carenza di palle, ultimamente. Spero non sia una cosa grave, né contagiosa.

Mercoledì ricomincio a lavorare. Sean, invece, riparte la settimana prossima e ancora non sa quando potrà tornare.
Sarà una lunghissima estate, questa. E non è nemmeno cominciata, ancora…
Ma i vecchi film in bianco e nero che fine hanno fatto? Erano la parte più bella dell’estate, ma non li danno più? Alberto Sordi, Poveri ma belli, Sandra Dee, le spiagge, i cantanti. Che belli che erano, ne davano uno tutte le mattine quando finiva la scuola. Oddio, erano secoli fà, che angoscia : (

La parola di oggi è Schildkroete, letteralmente rospo con l’armatura (hehehe) che poi sarebbe la tartaruga.

Bis Bald!

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Germania – Italia andata e ritorno

maggio 23, 2005

Oggi partiamo per Roma, abbiamo l’aereo alle 17,30.
Non salto di gioia all’idea di restare a Roma per 3 mesi. Ho cercato di infilare nella valigia più cose possibili, ma tutto non può entrarci. E so già che mi vorrò mettere proprio quella maglia che non entrava in borsa e che non metto da anni, so già che quel paio di scarpe su cui ho rimuginato per 1 ora, e che alla fine ho lasciato qui, un giorno mi sembreranno indispensabili…
Quanto sono scema.
In più già immagino lo stato d’animo e l’umore il giorno che dovrò tornare qui. Ovviamente dopo 3 mesi non avrò più voglia del cielo grigio topo e lasciare mio nipote sarà una sofferenza atroce.
Eh lo so, lo so che sono una rompipalle. E poi che ci sto a fare qui al pc quando devo fare ancora un milione di cose?

Pensa un po’, in questo marasma di valigie aperte, vestiti sparsi e umore pessimo, ho pure la parola di oggi: è Beispiel – esempio.

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Ta-daaa!!

maggio 19, 2005



Originally uploaded by Eulinx.

Visto che è il principale responsabile dell’esistenza di questo blog (perchè se fosse stato di Frascati il titolo non suonava bene: “Roma-Frascati solo andata”….naaaa!) oggi ve lo presento:
Lui è Sean. La foto è dello scorso anno, quando la digitale non si era ancora suicidata.
Quel giorno, tra l’altro, per Sean è stato drammatico perchè ha detto addio alla sua adorata Panda rossa.

Le parole di oggi sono tante. Avrei preferito il dialetto frascatano, ma tant’è.
Dunque: Anzeige – annuncio; Loesung – soluzione; Eilig – fretta; Sogar – persino

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Guerra e Pace

maggio 15, 2005

In attesa che la pasta per la pizza lieviti a dovere, faccio il riassunto della settimana.
C’è stato un inizio di settimana antipatico, che ha concluso una serie di giorni altrettanto antipatici perchè pieni di bisticci e musi lunghi. Martedì pomeriggio la lite si è fatta più seria del solito, tanto che ho passato una notte intera sveglia a ragionare su un sacco di atteggiamenti che ultimamente ho tenuto e che non voglio tenere più. Atteggiamenti nervosi e aggressivi che non sono tipici del mio carattere e che non so nemmeno come hanno fatto a manifestarsi nelle ultime due settimane.
Si, d’accordo, magari un po’ aggressiva lo sono. Ma solo in certe occasioni e solo per difesa. E poi riesco ad esserlo solo per 5 minuti, dopodichè torno ad essere dolce e affettuosa come prima, perchè poi a tenere il broncio non sono proprio capace.
Sean non è un tipo litigioso. Lui detesta litigare e trova che non sia normale che due persone discutano. Sebbene io non sia affatto d’accordo con lui (e, anzi, diffido delle coppie che non litigano mai) devo riconoscere che fa sempre di tutto per evitare le discussioni, anche le più innocue. Apprezzo moltissimo lo sforzo, eppure certe volte è proprio questo che mi rende nervosa, perchè ci sono dei momenti in cui avere uno scontro fa bene. Uno scontro sano e breve è quasi uno sfogo di tensione che spesso è più necessario che deleterio, per una coppia.
Comunque, forse ho approfittato troppo di questa situazione in cui potevo dire tutto quello che mi passava per la testa evitando litigi. Sono stata spesso troppo irritabile, quindi ho deciso di riprendere in mano la mia serenità e di passare sopra a tante piccole sciocchezze del carattere di Sean, come lui passa da sempre sopra a tantissimi miei difetti.
E siamo pari.

Il resto della settimana è proseguito normalmente. Io e Sean siamo i soliti Cip e Ciop e gli uccellini hanno ricominciato a cinguettare allegri e romantici tutto intorno a noi e a scostarci le coperte la mattina al risveglio. Tutto normale.
C’è, in effetti, anche una grossa novità di cui però non voglio parlare, per ora. Se si materializzerà potrebbero cambiare un sacco di cose e in meglio.
Tutte le energie positive che vorrete mandare da queste parti, saranno graditissime!

Oops, quasi dimenticavo la parola di oggi. Dunque abbiamo Furchtbar – spaventosamente e Reicht – abbastanza.
Bis Bald!

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Piccole soddisfazioni quotidiane

maggio 9, 2005

Da quando siamo tornati dal Belgio, a Sean è venuta una leggerissima influenza. Niente di che: naso chiuso e mal di gola, ma a vederlo sembra un reduce di guerra. Si lamenta continuamente perchè non respira bene e ad ogni colpetto di tosse, mi guarda con una faccia sofferente che è uno spettacolo.
Ma come mai quando agli uomini vengono 2 linee di febbre sembra che il mondo si debba fermare?
Comunque, la nota positiva della storia è che sono dovuta andare in farmacia per prendergli qualcosa per il mal di gola e ho dovuto spiegare il tutto da sola!
Ho evitato la farmacia dove so che posso parlare in inglese, tenendola però di riserva in caso di fallimento totale dell’impresa e, agitatissima, mi sono incamminata verso l’altra, ripetendomi mentalmente qualche frase durante il tragitto.
Ho cominciato scusandomi per il mio pessimo tedesco e poi ho chiesto un prodotto per la gola infiammata e dolorante. La tipa era gentilissima ma mi ha fatto una marea di domande : ha la tosse? Ha le placche? Ha la febbre? Ha le tonsille infiammate? Ha già sentito il dottore? Ecc, ecc. E poi i consigli: “deve tenere la gola al caldo, deve prendere bevande fredde da bere piano, caramelle alla salvia. Misuri la febbre 3 volte al giorno, se si alza c’è un’infezione e deve andare dal dottore per gli antibiotici”. Completamente rapita dalla sua incredibile logorrea, mi sono dimenticata dell’agitazione di pochi minuti prima e delle frasi ripetute a mente per allenarmi alla conversazione.
Solo quando ho tirato fuori il portafoglio per pagare mi sono resa conto che avevo capito tutto quello che mi aveva detto e che non avevo fatto una piega nel rispondere. Che gioia! Mi sono sentita come Messner sulla vetta dell’Everest (credo!). E poi, la mia già rinvigorita autostima ha avuto un’impennata quando la tipa, nel salutarmi, mi ha detto che non dovrei esordire dicendo che il mio tedesco è pessimo perchè, al contrario, è davvero buono.
Me ne sono tornata a casa zompettando, e ho raccontato tutto a Sean che però, semisvenuto sul letto, mi ha dato una pacca sulla spalla e si è spruzzato una overdose di medicinale, totalmente incurante dei miei ultimi successi : (

Certo, la mia autostima ha poi avuto un nuovo crollo verso il basso quando ieri sera, al pub con il migliore amico di Sean e la sua fidanzata, sono riuscita a spiccicare solo qualche frase, per di più mescolando il tedesco all’inglese, rischiando di diventare una versione moderna di Salvatore, il frate eretico de “Il nome della Rosa”.
E vabbè, continuerò a studiare.
Però è stata una bella soddisfazione!

Dunque, le parole di oggi sono: Hals e Halsschmerzen – gola e mal di gola, Mandel – letteralmente mandorle, ma in questo caso tonsille. Poi c’è anche Langweilig – noioso, Einsam – solitario, e Seltsam – strano.
Ho studiato, ho studiato ; )

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In Belgio

maggio 3, 2005

Sabato sera siamo andati ad una divertente versione teutonica della “Festa de l’Unità”.
Ora, non immaginatevi scene alla “Oktoberfest” con i tesdeschi in abito tradizionale e le donne con le trecce bionde, però scorrevano veri fiumi di birra in boccali da 1 litro e oltre, che io avevo visto solo in televisione! Lunghissime tavolate di gente che ride, canta e mangia le peggio schifezze che vi vengono in mente. Schifezze nel senso ipercalorico del termine, perchè io mangerei solo questo giorno e notte. Io ho preso un Rindwurst con panino e senape, annaffiato dal tradizionale vino di questa Regione che si allunga con acqua frizzante e viene servito nei tipici bicchieri da mezzo litro. Sean invece ha scelto il Bratwurst al curry e sono riuscita a staccarlo dalle aringhe affumicate che puzzano come la morte. Piccola precisazione in fatto di wurst: intanto la parola “Wurstel” è di uso esclusivamente austriaco e se qui chiamate le salsicce in questo modo, le persone rideranno di voi!! In Germania si chiamano Wurst e ce ne sono di moltissimi tipi diversi. Bratwurst, Rindwurst, Wiener, Frankfurter, Thuringer, Bockwurst, Servela, Knackwurst, Weisswurst e questi sono solo quelli che conosco io (Oddio, sembravo Bubba, l’amico di Forrest Gump, quello fissato con i gamberi!). Le differenze sono nella carne di cui sono fatti, nella grandezza e nel metodo di cottura. In tutti i casi, semplicemente paradisiaci, se siete amanti del genere. Se passate in Germania, assolutamente imperdibili, persino quelli in vendita negli Autogrill.
Comunque, la cornice della festa era davvero simpatica, con una cover band niente male che ha spaziato dai classici anni ’70 al tradizionale tedesco cantato in coro da tutti (e intendo TUTTI) i presenti, esclusa la sottoscritta, che però si è divertita lo stesso. Eravamo con due ex compagni di scuola di Sean, ora sposati, che pur non parlando che 5 parole in tutto di inglese, hanno fatto i veri salti mortali per farsi capire e per capire il mio pessimo tedesco.
E il prossimo che mi dice che i tedeschi sono chiusi e scostanti senza averli mai conosciuti, gli do una capocciata. Giuro.

Domenica poi ci siamo alzati presto perchè dovevamo andare in Belgio a trovare Lars che ci aveva invitato per un paio di giorni. E siccome ieri è stato il suo compleanno e siccome è ghiottissimo di Tiramisù, alle 9 eravamo già in cucina per preparare il dolce da portare via. Era la prima volta che lo facevamo e devo dire che il risultato è stato davvero ottimo e Lars è stato felicissimo. Qui non si usa fare regali per i compleanni degli amici. Di solito si porta un pensiero, qualcosa di piccolo e piuttosto economico, quindi con una bottiglia di vino e il Tiramisù, tra l’altro totalmente inaspettato, abbiamo avuto un successone.
Lars e Jessica ora vivono ad Eupen, che pur avendo solo 17 mila abitanti, è la più grande città della regione Est del Belgio. Il posto è carino e accogliente, ma non c’è moltissimo da vedere così lunedì pomeriggio, visto che Lars aveva la diretta alla radio, abbiamo guidato fino a Maastricht che dista solo 30 km.
Lars ci aveva spiegato come si arriva all’autostrada, ma noi ci siamo distratti e abbiamo guidato oltre lo svincolo e visto che la mia amata metà si farebbe amputare le mani piuttosto che chiedere un’indicazione, ci siamo trovati a guidare sulla statale. La direzione era comunque giusta, quindi Sean ha gongolato per 10 minuti su come “lui non si perde mai e guida meglio di me e se non ci fosse lui e bla,bla,bla”. In ogni caso devo ammettere che è stato uno sbaglio ben fatto, nel senso che questa statale passa proprio in mezzo alla campagna belga che è deliziosa e quindi il viaggio è stato forse un po’ più lungo, ma il paesaggio fatto di colline verdi, mucche al pascolo, chiesette e villaggi solitari, meritava il tempo perso. Nella cittadina di Henry-Chapelle, sempre lungo la statale, abbiamo anche trovato un cimitero di guerra americano. Era già chiuso, ma ci siamo fermati lo stesso per vedere, increduli, questa distesa sconfinata di croci bianche incorniciate dall’erba più verde e curata che io abbia mai visto. E’ stato molto suggestivo e commovente vedere in un solo colpo d’occhio il sacrificio di così tante persone.

Venti minuti dopo eravamo a Maastricht. Non avevamo una mèta precisa e neppure molto tempo perchè dovevamo tornare ad Eupen per cena per il compleanno di Lars, quindi abbiamo parcheggiato la macchina e abbiamo girato un po’ a piedi per il centro. La città è carina, piccola ma ben fatta, con il delirio di biciclette tipico dell’Olanda. In centro, i tradizionali palazzi stretti, ristoranti di ogni genere e un bel mercato, oltre agli immancabili coffee shop. Appena fuori città, invece, costruzioni più moderne e curate, quasi in stile inglese.
E un paio d’ore più tardi eravamo di nuovo in Belgio.
La facilità con cui si passa da una nazione all’altra e il fatto di poter pagare sempre con la stessa moneta, è una cosa che ancora mi emoziona da morire.

Ora, se siete in Belgio ci sono tre cose che, culinariamente parlando, proprio non potete perdervi: i waffeln, la cioccolata e le patatine fritte. I waffeln sono giganti e te li servono ripieni di tutto quello che vuoi: nutella, marmellata, frutti di bosco, gelato, crema, ecc. Se fai colazione con una di queste delizie, stai a posto fino all’ora di cena.
La cioccolata, invece, è una piccola opera d’arte e ho visto vetrine con delle vere e proprie sculture che a mangiarle ti senti un vandalo. In Belgio sono state inventate le praline e ad Eupen c’è persino un museo dedicato alla cioccolata, ma Lars ce lo ha detto solo stamattina ed il sito dal quale avevamo preso informazioni sulla città non ne parlava. La prossima volta che ci vado faccio un rapporto completo, giuro.
Delle patatine fritte che dire? Sono semplicemente buonissime. Qui sembra che ne vadano davvero pazzi e c’è una friggitoria ad ogni angolo di strada. La particolarità di queste patate, oltre al sapore stesso, è che vengono fritte per 2 volte e in 2 tipi di olio differenti e il risultato è che la parte esterna è croccantissima, mentre quella interna rimane soffice. Poi si possono scegliere tante salse diverse per accompagnarle, come per esempio quella di cipolle, scoperta da Lars e appoggiata da Sean. Devo dire che detto così fa abbastanza schifo, ma il sapore alla fine non è niente male!
Insomma, dopo ‘sti 3 giorni all’insegna del mangiar sano, oggi ce ne siamo tornati a casa. La prossima volta che andremo in Belgio cercheremo di restare un paio di giorni in più per vedere qualcos’altro e ci prepareremo anche meglio, magari con delle tappe.

Oddio quanto ho scritto, mi sa che non c’è più nessuno che legge.
Meglio, perchè oggi non ho nessuna parola nuova. Mi risparmio la figuraccia!