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Finalmente Sabato

giugno 4, 2005

Mercoledì ho ricominciato a lavorare, il che spiega questo stato comatoso che mi accompagna da qualche giorno. Mi sveglio alle 6 per cominciare alle 7 e non si sa mai bene quando tornerò a casa.

Il mio lavoro, di base, a me piaceva molto ma ero arrivata a detestarlo per una serie infinita di buoni motivi. Mi piaceva tanto perché si lavorava con il pubblico e c’era uno scambio continuo con le persone. E più di tutto mi piaceva perché era un lavoro di squadra e la mia era una grande squadra. Non eravamo solo colleghi, ma anche buoni amici e questo rendeva tutto più piacevole. So per esperienza che non è semplice trovare colleghi con cui andare d’accordo e so che, se non si trovano, l’ambiente lavorativo può diventare un inferno quotidiano.

Oggi la squadra si è un po’ disgregata: una aspetta un figlio, due si sono licenziati. Non è più la stessa cosa e guardandomi intorno mi viene un po’ di nostalgia ripensando alle risate che ci facevamo prendendoci in giro a vicenda sulle immancabili, continue gaffe fatte con i clienti. A volte si rideva fino alle lacrime.

Altre volte le lacrime scendevano per rabbia, per stanchezza e per ingiustizia perché l’atmosfera creata dai capi diventava spesso irrespirabile. Nel bene e nel male, comunque, ho passato tra quelle mura cinque anni della mia vita e ho imparato tanto.

Immagino che sia solo un’altra fase della vita che passa e se ne và.

In questi giorni ho per la testa milioni di pensieri che non mi lasciano in pace neppure la notte. Ho ancora bisogno di quelle energie positive di cui parlavo qualche giorno fa, poi ovviamente spiegherò anche il perché. Sento che sto per affrontare dei cambiamenti e ho paura di non essere pronta. O forse ho solo paura di non essere capita da chi mi vuole bene.
Non si tratta di cambiamenti di tipo materiale, le chiamerei piuttosto delle evoluzioni personali e interiori. Mi sto concedendo tanto tempo per pensare e mi sto dando dei giudizi, a volte troppo pesanti, altre volte forse troppo clementi. Il risultato è che tutto sommato sono soddisfatta di me e che forse per troppo tempo ho avuto paura a dirlo, ma la verità è che sono felice e lo devo ammettere. Ho sempre avuto paura a pensare di essere felice, paura che tutto potesse rivelarsi uno sbaglio o, peggio ancora, solo un’illusione. E invece ammetterlo mi riempie di serenità e di positività, due sentimenti a cui non sono sempre stata abituata. Me li voglio godere finché durano e se poi tutto svanirà in una bolla di sapone, affronterò il problema quando e se si presenterà.
E questo per me è già un cambiamento enorme.

La parola di oggi è abstauben, spolverare. Non sto imparando molte cose nuove ultimamente, e quando Sean partirà andrà ancora peggio…sarà dura tornare a casa!

 

2 commenti

  1. Che lavoro facevi/fai????
    =)
    Un bacio &… don’t give up!


  2. è giusto essere felici se lo si è, come non ci si deve sforzare di esserlo quando il cuor eè triste…sembra tutto così ovvio ma non lo è, è faticoso permettersi di essere spontanei

    sono felice della tua gioia, e in questo istante anch’io sto toccando il cielo con un dito, mica per niente di che, per della bella musica che mi scombussola il cuore, solo(!) questo!!!!!!

    ciao
    franci



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