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Memorabilia

agosto 16, 2005

Ferragosto passato, si ricomincia col lavoro. Ma ormai mancano solo 2 settimane, finisco il 1° settembre. Poi penso di riuscire a partire intorno al 15, dopo il compleanno del nipotino adorato.
Non c’è bisogno che lo dica: non vedo l’ora, penso si sia capito abbastanza dagli ultimi post scritti.

Ferragosto l’ho passato da sola, un po’ per pigrizia, un po’ per volontà mia. Non avevo voglia di guidare e raggiungere gli amici, avevo solo voglia di spalmarmi sul letto e dormire quanto più possibile davanti alla TV. E l’ho fatto sul serio, ho rischiato il letargo.
Durante le brevi veglie, mi venivano in mente gli anni passati a Pieve di Cadore e i falò di ferragosto, poi le notti di S. Lorenzo, tutti sdraiati col naso in su alla ricerca di una scorciatoia per realizzare un sogno. Quante stelle, in montagna, che belle vacanze erano. Si partiva all’inizio di Agosto e tornare a Roma, dopo un mese, era straziante. Non per la scuola che ricominciava, non per le vacanze finite, ma per la lontananza da quei posti che per me sono, ancora adesso, pieni di magia e di bellissimi ricordi. La casa dei nonni, la famiglia unita e allegra, le liti con i miei per strappare un’ora al coprifuoco, le amicizie sincere, reali e presenti anche oggi a distanza di anni. L’affetto che provavamo l’uno per l’altro e l’amore per quel posto, per noi unico al mondo, ci tiene uniti ancora adesso che siamo sparsi per l’Italia (e per l’Europa) e non ci vediamo mai.

Il falò di ferragosto era un classico: tutti indaffarati a raccogliere la legna per il fuoco, l’acqua fresca del ruscello, la carne alla brace che si carbonizzava sulla griglia mentre la luce del giorno si affievoliva e restava il buio pesto del bosco, schiarito solo dalle stelle e, con un po’ di fortuna, da qualche raggio di luna bianchissima. C’era sempre tanta allegria, eravamo un gruppo molto affiatato. Ci conoscevamo da bambini e ci volevamo bene.

Oggi, quando penso a noi sdraiati e abbracciati davanti a quel fuoco, mi viene tanta nostalgia e tanta tenerezza, perchè mi rendo conto che eravamo ragazzini poco più che adolescenti, senza pensieri, senza esperienze, i cui problemi (reali) più grandi erano rimediare 10.000 lire per una birra la sera o preparare l’esame di recupero a settembre.
Certo, a viverla l’adolescenza è molto, molto più di questo. Le evoluzioni mentali che si fanno allora non hanno paragoni, a mio parere. Tutto è drammatico, tutto è estremo. La gioia è massima, la tristezza è atroce, gli amori assoluti.
E quanti amori nascevano davanti a quelle scintille scoppiettanti! Romantici e brevissimi, proprio come le stelle cadenti a cui avevamo chiesto aiuto qualche sera prima…

Ormai non riusciamo più ad incontrarci e le telefonate chilometriche, fatte di tanto in tanto, hanno preso il posto del falò e delle stelle. Stiamo progettando un weekend tutto per noi, fidanzati/consorti esclusi, naturalmente. Tre giorni per ritornare adolescenti e chiudere fuori dalla porta tutti i casini e le preoccupazioni, tre giorni di foto e di ricordi, magari anche di confessioni e di rivelazioni. Qualcuno non verrà, preferirà i ricordi, ma io spero tanto di no. Si parla di novembre o dicembre, ma io già non vedo l’ora.

La parola di oggi è Teil – parte, porzione.
Bis Bald!

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One comment

  1. Very cool design! Useful information. Go on! » » »



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