Archive for settembre 2005

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Fashion-victim

settembre 24, 2005

Mi faccio un giro in rete mentre aspetto che la lavatrice finisca di andare. Ci metterà una vita, speriamo che almeno si asciughi tutto per domani, che si torna in Olanda.
Intanto addento un altro Lebkuchen, cavolo, sarà il quinto che mangio ma non riesco a smettere. Sono dolci natalizi, ma quando giovedì siamo andati al supermercato, erano lì in bella mostra: non potevamo non prenderli. Li adoro: sono morbidi, speziati, con zenzero e cannella. Una specie di pan pepato, ma più delicati nel gusto.

Stamattina ci siamo incontrati con i nostri amici Thomas e Laura e siamo andati a fare colazione in una brasserie qui vicino. E’ un’usanza tipica di queste parti, quella di incontrarsi per la colazione il sabato o la domenica mattina. Almeno fin quando ci sono ancora queste giornate calde. Spremuta d’arancia fresca, cornetto con marmellata, prosciutto e formaggio, formaggio alle erbe e pane caldo. E burro, burro a volontà. Praticamente quando ti alzi da tavola hai già abbondantemente oltrepassato il limite calorico concesso in una sola giornata.
Ma ne vale sicuramente la pena.
Domani, poi, sarà un’altra giornata all’insegna del mangiar sano, visto che dobbiamo far visita ai genitori di Sean. E siccome la mia dolce meta’ non ha una sola famiglia, ma due (una, diciamo così, “affidataria”), ogni volta si fanno due pranzi e due cene. E non puoi rifiutare niente, altrimenti la mamma di turno si offende e pensa che tu preferisca la cucina dell’altra. E’ una maratona: vince chi riesce a mangiare tutto continuando a sorridere, senza mai slacciare il primo bottone dei jeans.

Ieri, invece, è stata giornata di shopping. Sean aveva bisogno di vestiti nuovi, così ce ne siamo andati a piedi in centro per dare uno sguardo alle vetrine. Pensavo che sarebbe stata un’odissea, già mi vedevo insistere fino alla nausea per fargli comprare qualcosa.
E invece, surprise surprise, ho scoperto che vivo con un fashion-victim e non lo sapevo!!
Si è provato centinaia di cose e ne ha comprate la metà, arroventando la povera carta di credito. Io me lo guardavo incredula e ad un certo punto ho anche pensato di avere strane allucinazioni. Non sto neanche a dire quale enorme piacere io abbia provato tornando a casa con tutti quei pacchetti tra le mani.
La giornata poi si è conclusa con una cena nel “nostro” ristorante, quello delle occasioni speciali, perchè non avevamo ancora brindato al nuovo lavoro.
Spero che presto avremo la necessità di cercare un nuovo ristorante per le occasioni speciali, ma stavolta in Olanda.
Intanto domani sera si riparte per Amsterdam. Io tornerò a Roma il 2 ottobre e continuerò a vagabondare per l’Europa finchè non sapremo qualcosa del contratto.
Ce la farò ad aspettare?

La parola di oggi è sinaasapple – arancia.

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Vagabondo che non sono altro

settembre 22, 2005

Siamo tornati a Mannheim ieri sera per sistemare alcune faccende e anche per dedicarci questo lungo fine settimana. In fondo non ci siamo visti per tre mesi, direi che ci meritiamo un po´di tempo per noi. E´così bello essere a casa dopo tanto tempo e riavere possesso di tutte le mie cose.

L´appartamento di Amsterdam Sean lo divide con altri 3 colleghi, uno dei quali è arrivato proprio l´altra notte dall´America. Ha solo 19 anni e non è difficile immaginare quanto possa essere travolgente per lui l´impatto con una città come Amsterdam: nel giro di poche ore si ritrova in un Paese dove alcol, fumo e sesso (a pagamento) sono assolutamente legali, anche alla sua età. Era talmente euforico che ieri sera è tornato dal supermercato con una confezione da 12 bottiglie di birra. Impensabile, nel posto da cui proviene. Ne parlavamo con Sean, mentre tornavamo in Germania e pensavamo che forse non tutti sopravviverebbero a tanta libertà posta su un piatto d´argento. Amsterdam è una città libera e tollerante, ma pretende consapevolezza e autogestione. Qualità rare a 19 anni.

L´appartamento, comunque, è davvero bello, su due piani, con 4 camere da letto, un salone e sala da pranzo, 2 bagni e balconi vari. La prima cosa che ti colpisce delle case olandesi sono le scale: sono solo un filo meno ripide di una scala a pioli. La sera che sono arrivata, con le mie due valigie da una tonnellata ciascuna (a proposito, niente eccedenza bagaglio, fiuuu!!), ho rischiato qualche frattura multipla, perchè le scale sono – non scherzo – praticamente verticali!
La seconda cosa che ti colpisce è la pressochè assoluta mancanza di tende alle finestre. Anche in Germania le tende non sono popolarissime, ma non a questi livelli. In questi giorni mi è capitato di camminare per la srada e trovarmi praticamente faccia a faccia con gente che cenava: è imbarazzante.
Loro, comunque, non sembrano dare alla cosa molta importanza.
Io, naturalmente, devo imparare a non curiosare nelle case altrui, ma non è sempre facile. Specie quando il tizio che ti abita di fronte è biondissimo e carino da morire ed esegue quotidianamente uno strip (involontario!) la sera quando torna dall´ufficio.

Sabato mattina Sean mi ha portato a fare colazione in un caffé sulla spiaggia, a circa mezz´ora di macchina da Amsterdam. Durante il tragitto, una serie infinita di fattorie e prati pieni di mucche al pascolo. Una marea di mucche, tante che ti viene voglia di un bicchierone di latte.
E poi i mulini a vento, i ponti e tratti di strada in cui ti giri e vedi chiaramente che l´acqua del canale che stai costeggiando è più in alto di te di un paio di metri. Il tutto in un paesaggio innaturalmente pianeggiante, in cui l´orizzonte è lontanissimo e i campi sono color smeraldo.
Mi sono entusiasmata come una bimba in gita scolastica, continuavo ad indicare a destra e sinistra, senza sapere dove fermare lo sguardo. E la conclusione è che l´Olanda mi piace tantissimo. Mi ha già conquistata e senza il minimo sforzo.

Ho ancora molto da raccontare, ma per oggi mi fermo qui.
Per chi fosse curioso, qui ci sono alcune foto (poche, a dire il vero!) degli ultimi giorni.

Le parole di oggi: melk – latte e fiets – bicilcletta. Per quest´ultima e il ruolo che ricopre nella vita degli olandesi, ci vuole un capitolo a parte, naturalmente.

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Da Amsterdam

settembre 17, 2005

Non so da dove iniziare a raccontare questi due giorni. Infatti, siccome mi trovo in un internet cafe’ e non ho molto tempo a disposizione, faro’ solamente un resoconto velocissimo, che pero’ aggiornero’ la settimana prossima da casa mia in Germania.

Intanto, superfluo ma necessario, va detto che Amsterdam e’ ancora piu’ bella di quanto ricordassi. Questa citta’ ha un fascino che ti rapisce all’istante, perche’ e’ raffinata ed elegante, ma al tempo stesso e’ strafottente, irriverente.
Sto seriamente prendendo in considerazione l’idea che possa diventare la mia citta’, un giorno.
E anzi, non nego che se a Sean non verra’ prolungato il contratto, ci rimarro’ di merda!

Oggi siamo andati a fare un giro nei dintorni e siamo arrivati fino ad Edam (quella del formaggio). E’ una micro-cittadina, ma se vi dovesse capitare di visitare Amsterdam, non la potete perdere, anche perche’ dista solo 20 km da qui. Sembra una cittadina delle fiabe, con case in mattone e fiori alle finestre e mentre cammini continui a chiederti da quale angolo ti capitera’ di scovare uno gnomo o da quale davanzale sentirai arrivare il profumo della crostata di ciliege che si raffredda.
Noi ci siamo calati perfettamente nella parte del turista e, macchina fotografica alla mano (poi pubblichero’ qualche foto), ci siamo destreggiati tra negozi di souvenir e caseifici che proponevano assaggi vari di formaggio.
Risultato: 18,90 euro per due forme di Edam, una alle erbe e una affumicata (da provare!) e un paio di pantofole pelose a forma di zoccolo olandese che pero’ Sean mi ha fatto posare di nuovo sullo scaffale perche’ secondo lui erano trooooppo da turista…

La lingua e’ spaventosa. Molto piu’ spaventosa di quanto potessi immaginare o intuire dal manuale di conversazione. In tv tutto e’ in lingua originale con i sottotitoli. Leggere le parole e capirne il significato non e’ troppo difficile, per chi ha un po’ di dimistichezza con il tedesco, ma pronunciarle e’ un altro paio di maniche, credetemi. Nei negozi, in questi 2 giorni, me la sono cavata, ma se dovessimo rimanere qui a vivere, la prima cosa che faro’ sara’ di iscrivermi ad un corso di lingua. Questa volta da sola non posso farcela ( non che la volta precedente abbia avuto grandi risultati, veramente).

Le parole di oggi, comunque, sono: Kaas – formaggio e triest – triste.
Tot Zu

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Pronti…

settembre 14, 2005

Come al solito sto facendo tutto all’ultimo momento, col rischio di dimenticare la metà della roba a casa. Dovrei farmi una lista, sarebbe una cosa utile e saggia, ma poi dovrei rinunciare alle corse dell’ultimo minuto e al divertimento di fare una valigia in 10 minuti. Senza pensarci troppo, mettendo dentro le prime cose che capitano. Le valigie in realtà stavolta sono 2 (una è il frutto di un pomeriggio di shopping anti-depressivo) e non so come, ma sono già piene fino all’orlo e ovviamente pesanti.
Mi sa che stavolta una bella eccedenza bagaglio non me la leva nessuno. Ma da dove viene fuori tutta ‘sta roba da portare via? Riuscirò mai a partire con una sola borsa e un contenutissimo bagaglio a mano, come quelle belle signore tutte acchittate che vedevo nelle sale vip quando lavoravo al check-in?
Secondo me quelle lì si comprano tutto sul posto, non si disturbano certo a fare una valigia di abiti vecchi e scarpe già indossate 1000 volte. No, no , quelle sfoderano una carta di credito e si ricomprano in loco tutto il necessario. E pure il superfluo, certo, altrimenti non si spiegano quei bagagli a mano tanto risicati.

Insomma, ormai manca poco. Domani a quest’ora sarò avvinghiata modello koala a Sean. Non sento più fame, né sete, ho solo voglia di rivederlo.
Dice che non vede l’ora di mostrarmi alcuni posti in cui è stato e che l’hanno colpito. E io non
vedo l’ora di vederli.

Le parole di oggi sono: liefde – amore e vliegtuig – aeroporto.
Tot Spoedig! (A presto!)

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Primo Giorno di Scuola

settembre 10, 2005

Schultuete
Originally uploaded by Eulinx.

Il figlio del nostro amico C. comincia quest’anno la prima elementare. Volevo prendergli qualcosa in segno di buon augurio – il primo giorno di scuola è importante – ma quando lo rivedrò sarà già fin troppo tardi.
In Germania, per il loro primissimo giorno di scuola, i bimbi ricevono una Schultuete. Si tratta di un gigantesco cono di cartone colorato, in genere alto più o meno quanto il bimbo stesso, colmo di dolci e di piccoli oggetti utili per la scuola tipo temperini, matite, penne dalle forme particolari. Tutti i bambini hanno una foto del loro primo giorno di scuola abbracciati al loro Schultuete, è una tradizione a cui nessuno può sfuggire e che forse aiuta a rendere un po’ meno spaventoso questo importantissimo momento. La foto di Sean a sei anni con il suo cono colorato è molto carina: la sua espressione tesa e il suo sorriso plastico, però, tradiscono una forte emozione che nemmeno l’abbuffata di caramelle ha potuto fargli dimenticare.

Per me il “primo giorno di scuola” è stato ieri, quando ho comprato un manuale di conversazione Olandese e ho cominciato a dargli un’occhiata: è spaventoso! La pronuncia è quasi impossibile e lo spelling sembra davvero difficile. Quello che mi consola è vedere che in realtà moltissime parole sono praticamente identiche all’inglese o al tedesco, quindi credo di poter partire leggermente avvantaggiata…ma ho detto “credo”.
Comunque da stasera la “La parola di oggi”, solitamente tedesca, viene temporaneamente sostituita con una olandese.
Dunque, vediamo:
La parola di oggi è Naam – nome; Mijn naam is Alessandra. Traduzione ovvia e inizio scontato, ma da qualche parte devo pur cominciare, no?
Aiuto – Help (almeno questa è facile!)
; )

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Di nuovo disoccupata

settembre 5, 2005

Oggi è stato il primo giorno senza lavoro. Di nuovo. Mi dispiace tanto lasciare Michela da sola. Anche se credo davvero che la mia esperienza col vecchio ufficio si sia conclusa oggi e non penso che avrò voglia di tornarci ancora, non a queste condizioni.
Stamattina mi sono svegliata lo stesso alle 6. Apro gli occhi di colpo e mi metto a sedere sul letto guardandomi intorno e chiedendomi perchè la maledetta sveglia non ha suonato. Una vocina flebile nella mia mente mi ricorda che la sveglia non è stata puntata affatto, al che mi faccio prendere dal panico del ritardo, che dura di fatto un paio di minuti prima che riesca a rendermi conto che posso rimettermi a letto e dormire.
Ma ormai è troppo tardi, sono già troppo sveglia. E poi mi piace guardare fuori e vedere che è ancora buio e sentire che l’aria è fresca: non ho fretta, nessuna fretta.
Così mi alzo e faccio colazione e mi incastro a guardare un film anni ’40 in tv: “La casa sulla scogliera”, un thriller d’eopoca che non sono riuscita a smettere di guardare. C’è un tizio che compra una vecchia villa disabitata da oltre 15 anni e ci si trasferisce, per poi scoprire che è stregata e che il fantasma è della madre della ragazza di cui si è innamorato.
Si, insomma, la trama forse non è di qualità, ma io adoro i vecchi film in bianco e nero e siccome non ne danno più molti in tv, me lo sono davvero gustato.

Oggi ho anche comprato il biglietto per Amsterdam. Dovrei partire il 15 settembre, ma non ho prenotato. Ho delle tariffe particolari per le quali non è consentita la prenotazione, quindi si parte solo se c’è posto. E spero che ce ne sia, perchè non posso più stare senza Sean, nemmeno un giorno di più.
Partirei stasera, ma ho promesso al nipotino che ci sarei stata per il suo compleanno, questo sabato. Quattro anni sono importanti, diamine! Gli sto preparando una scatola enorme con dentro matite colorate, pennarelli, colla, forbici, cartoncini, gessetti, tempere, pennelli, das e pastelli a cera. Gli piace tantissimo colorare, dipingere e voglio alimentare questa preferenza. Avevo anch’io la stessa mania e da piccola (ancora oggi, veramente) andavo matta dentro le cartolerie più che nei negozi di giocattoli.
Genetica? Mi piacerebbe crederci, ma devo ammettere che lui cambia passioni una volta al mese.
Pazienza!

La parola di oggi non ce l’ho. Sarà per la prossima volta.
Bis Bald : )