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Eins, Zwei, Polizei!

novembre 7, 2005

Che bello tornare a casa, anche se solo per un giorno.

Sean venerdì è tornato dal lavoro verso le 18.00 e ci siamo messi in macchina quasi subito. Fino a poco prima di Eindhoven, però, c’è stato un traffico pazzesco e quindi, alla velocità di crociera di un bruco anziano, siamo arrivati al confine con la Germania intorno alle 22.00

Ora, tutti i tedeschi sanno che, una volta passato il confine olandese, hai tipo 5 probabilità su 10 di essere fermato dalla polizia. Non è una leggenda metropolitana, a tutti i nostri amici è capitato e mi sembrava proprio strano che noi non avessimo ancora avuto il piacere di fare due chiacchiere con la Polizei locale.

E, come volevasi dimostrare, a poco più di un chilometro dalla vecchia frontiera, ci sorpassa un’auto scura, mentre un’altra ci si piazza proprio dietro. Quella davanti a noi poi accende i segnalatori sul lunotto posteriore – una scritta luminosa rossa che dice “polizia, accostare” – e ci tocca fermarci alla vicina stazione di servizio per il controllo di rito.

Il motivo del controllo è scontato: se vieni dall’Olanda può essere che, invece dello zoccolo di legno o dei bulbi di tulipani, hai pensato che come souvenir era meglio un chilo e mezzo di marijuana. Noi non avevamo nulla, ma io non so perché, mi innervosisco sempre per i controlli stradali e in genere mi impappino da morire.

Scendo dal posto di guida solo quando il poliziotto si avvicina e mi apre lo sportello. Mi chiede i documenti e, mentre li prendo dalla borsa, mi chiede anche dove abito. A quel punto io comincio una serie infinita di “ehhhm….ehhhmmm”, al che lui fa un’espressione strana e gli leggo in faccia che pensa “Questa qua o è completamente stupida, oppure nasconde qualcosa” .

Finalmente mi esce fuori qualche parola, ma forse era meglio se stavo zitta. Gli spiego, in un orrendo miscuglio di tedesco e inglese, che la situazione al momento è un po’ confusa. Che sono residente a Roma, ma domiciliata a Mannheim e che veniamo da Amsterdam perché il mio fidanzato tedesco vive e lavora lì.

La sua faccia si incupisce sempre di più; e più lui si insospettisce, più io divento nervosa.

Butto un occhio su Sean dall’altro lato della macchina. Sta intrattenendo una piacevolissima conversazione con la poliziotta (biondissima, carinissima e magrissima, n.d.r.) e ridono amabilmente senza che io riesca a capire perché. Lei nel frattempo ha controllato via radio i nostri documenti e a Sean ha già riconsegnato la carta d’identità.

E la mia, invece??

Il poliziotto, intanto, mi fa aprire il bagagliaio e, con l’ausilio del collega, che sembra il fratello di Lerch, comincia a frugare nella nostra borsa da viaggio. Nel bagagliaio trova anche le vecchie targhe italiane della macchina. Le tira fuori e guarda Lerch, insospettito.
Spiego che fino a giugno la macchina era ancora immatricolata in Italia e quelle sono le vecchie targhe che la motorizzazione di Mannheim ci ha ridato. Silenzio.
Mi chiede se trasporto sostanze illegali, o anche solo una canna. Gli dico di no.

Poi mi chiede, visto che mi capita di viaggiare di frequente, se trasporto mai borse o pacchi per conto di altre persone.
No, non lo faccio (aspetta, i 5 kg di caffé che mia madre manda regolarmente a Sean contano??).

Poi si siede al posto di guida e fruga un po’ qua e là. Sul cruscotto è pieno di vecchi biglietti del parcheggio. Uno è di fine settembre. Lui e Lerch li analizzano minuziosamente e parlottano sottovoce, credo per non farmi sentire – come se li potessi capire, magari! L’unica cosa che riesco a carpire è che trovano assai strano che il biglietto sia di settembre. Mi chiede perché conservo i vecchi biglietti. E qui mi girano davvero le palle.
Ho freddo, sono stanca e ho ancora 3 ore di macchina davanti prima di arrivare a casa.

Con la mia espressione più angelica, ma sarcastica, gli chiedo se è illegale avere la macchina sporca; mi risponde di no, naturalmente. Capisce forse che ha esagerato: sono passati 20 minuti da quando ci hanno fermato e mi ha fatto l’interrogatorio. Così sorride e mi spiega che è consuetudine fermare le auto che passano il confine da uno Stato dove le droghe leggere sono legali ad uno in cui sono vietate. Gli dico che capisco, ma che non ho nulla da nascondere. Mi riconsegna la carta d’identità, mi augura buon viaggio e mi apre lo sportello della macchina. Sean è ancora lì che flirta con il Sergente Pepper. Più tardi, in macchina, mi dirà che le stava parlando di me, di come ci siamo conosciuti. Seeeee, ma che so’ nata ieri?

E pensare che, prima di uscire da casa, glielo volevo chiedere a Sean se faceva una cannetta da portare via…

Conclusione: se andate in Olanda in macchina, fumate come porci e bivaccate pure nei cofee shop ma, quando tornate a casa, ai vostri amici portate i tulipani, che è più sicuro.

La parola di oggi è hond – cane

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2 commenti

  1. Cosa ci(ti) sei andata fare in Olanda, senza fissa dimora? eh, la prossima volta direttamente in Siberia!

    Paka Rago


  2. No, pietà, basta traslochi!!!
    ; )



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