Archive for giugno 2006

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Quack!

giugno 26, 2006

Questa è la scena più carina che ho visto da settimane. In questa fontana del centro città, un gruppetto di paperotti seguiva la mamma tutto intorno al bordo della vasca. Probabilmente alle prese con le prime lezioni di nuoto. Una vera delizia nel caos infernale del post-partita Italia-Australia.

La partita preferisco non commentarla. Dirò solo che, se continuo così, sarò in perfetta forma per la prova costume. Ho sudato e sofferto e smaltito come fossi in campo anch’io. Mi chiedevo, ma come fate voi appassionati di calcio a sopportare una roba simile tutte le singole settimane per un anno intero, per una vita intera? Non è pericoloso? Non si rischia l’esaurimento nervoso?

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Si Trasforma in un Razzo Missile…

giugno 23, 2006


Chi non si ricorda di Candy Candy, la ragazzina sfigata dei cartoni animati che fu causa delle mie prime lacrime di compassione?

E chi può dimenticare Actarus, l’eroe fighissimo alla guida del robot Goldrake?
Per non parlare di Jeeg il robot d’acciao, o Bia e la sfida della magia (che aveva la sigla più bella in assoluto, no?).
E la lista continua, posso andare avanti per un’ora.
Sono cresciuta con questi personaggi e li adoravo e non nego che se li vedessi ancora oggi in TV non potrei fare a meno di incollarmi allo schermo.
Ai poveri ex bimbi tedeschi che oggi hanno la mia età (sigh! quasi 33) questi personaggi sono completamente sconosciuti. Perché, fatta eccezione per l’Ape Maia (die Biene Maja), i piccoli crucchini non avevano molte altre scelte in fatto di cartoni.
Perché mai, mi chiedo io! Come si fa a crescere senza questi role-models?
Giro la domanda a Sean e la conversazione va più o meno così.
Sean: “Ma di che parlava questa Candy Candy?”
Io: “Ah, lei era la mia preferita! Era una trovatella che viveva in un orfanotrofio e aveva un’amica del cuore, Annie, anche lei trovatella. Un giorno una ricca famiglia vuole adottare Candy, ma per non lasciare Annie da sola nell’orfanotrofio, Candy finge di essere una bambina terribile, così questa bella famiglia decide di adottare Annie, la quale accetta e così è Candy a restare sola. Verrà poi adottata a sua volta da una famiglia crudele che la tratta come una sguattera e la fa dormire in una stalla. Poi Candy s’innamora di un ragazzo bellissimo, parente della famiglia crudele, che però muore cadendo da cavallo. Lei viene incolpata dell’incidente e spedita in un collegio a Londra. Qui s’innamora di Terence, un compagno di scuola, un tipo fighissimo, ma entrambi poi vengono ingiustamente espulsi dal collegio. Terence è molto innamorato di Candy, ma alla fine decide di sposare un’altra tizia che, per salvargli la vita, era rimasta vittima di un incidente e aveva subìto l’amputazione di una gamba.”
Sean: “Ah, ecco”

Troppi drammi per i pargoli tedeschi?
Comunque, un’altra cosa che mi chiedevo è: qualcuno è mai riuscito a vedere l’ultima puntata di un cartone animato? Se si, vi prego, aggiornatemi!

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Azzurroooooo…

giugno 22, 2006


E stavolta la Wasserturm è tutta un tricolore!
Che bellezza, tutti questi italiani riuniti e allegri, che spettacolo!
Immancabili le musiche da emigrante nostalgico, prime fra tutti “L’Italiano” di Toto Cotugno e “Azzurro” di Celentano (cantata anche dai tedeschi, però!) e poi un bell’inno di Mameli che non guasta mai.
Sorpresa per me nel vedere quanti siamo in questa città. Sapevo già che qui di italiani ce ne sono tantissimi, però vederli tutti insieme fa un certo effetto. Alcuni parlano in tedesco tra di loro, ma oggi nel cuore c’era un solo tricolore!
Mi sono un po’ commossa. M’è venuto un briciolo di malinconia. Potere del calcio!
Alla prossima festa. Sto cominciando a prenderci gusto.

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Se Mannheim c’avesse lu mare, sarebbe una piccola Napoli!

giugno 20, 2006


Ovvero: in ogni tedesco si nasconde un cuore partenopeo! Cosa mi spinge a pensarlo?
Dalle prime volte che ho messo piede in Cruccoland ho sempre saputo che i tedeschi, noti per la loro pignoleria, precisione, imperturbabilità, sono in realtà persone assai socievoli e, come si dice a Roma, sono i peggio caciaroni d’Europa. Al pari dei loro “colleghi” napoletani, appunto.
Basta dar loro un motivo.
E quale miglior motivo dei campionati mondiali di calcio?
Oggi la Germania ha vinto 3-0 contro l’Ecuador (‘sta fatica!) e noi abbiamo visto la partita in ufficio. Tornando a casa siamo stati risucchiati nel delirio. Ma delirio sul serio, manco avessero vinto la finale! E’ un peccato che io possa pubblicare solamente immagini, perché la parte più bella di questa festa improvvisata è stata proprio la “caciara”, il chiasso, i cori, i clacson che ancora adesso continuano, dopo 2 ore dalla fine della partita.
Nella foto si vede una piccola parte della Wasserturm, cuore ed emblema della città, invasa letteralmente da tifosi di ogni età e genere. Fiumi di birra annessi e salsicce come se piovesse!
Ahhhh, come mi sento a casa!!
(Altre foto a breve su Flickr)

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Domani

giugno 20, 2006

Certe volte mi capita di ascoltare una vecchia canzone e mi torna in mente il mio primo amore.
E per un po’ si scatena una giostra di ricordi che è difficile mandare via. Il senso di colpa per aver fatto tanto male a qualcuno che amavo e che mi amava e che avrebbe fatto di tutto per tenermi con sè, ma che quando c’è stato da dimostrarlo, non ha fatto nulla, invece. Perchè in fondo non era vero, pensavo io, che avrebbe fatto di tutto. E invece era perché lo avevo deluso a tal punto che è non ha saputo cosa fare.
A distanza di qualche anno ci siamo incontrati, ci siamo capiti e sapevamo bene tutti e due che c’era ancora tanto amore, tanto. Ma sapevamo anche che troppe cose erano cambiate e che entrambi avevamo cominciato a camminare su strade da cui non era più possibile tornare indietro. Perchè c’erano altre persone coinvolte, perché eravamo cresciuti e cambiati e perché non sempre, purtroppo, si può rimediare ai propri errori. Abbiamo deciso di non vederci più, per non commettere altri errori a cui non può esserci rimedio. Però lui sa, lui sa bene che ci sarà sempre un angolo del mio cuore che appartiene a lui soltanto e che non può cambiare.
E ci sarà sempre una canzone che mi riporta lontano, a quando si mangiava pizza in macchina, alle poesie di Neruda e frasi di canzoni e lettere senza fine e nottate passate in segreto su un divano letto. A quando ero una stupida che non capiva cos’era davvero importante.
Se a qualcosa deve essere servito il tormento degli anni che sono seguiti, è servito per sapere che non sarò più una stupida. Ho imparato la lezione.
E’ solo che certe volte mi manchi da morire.

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Dente Sano in Corpo Sano

giugno 19, 2006

Forse dovrei dare una rassettata al disastro atomico che Sean mi ha fatto trovare in casa al mio ritorno. Il poverino si è impegnato nel camuffare il tutto in un patetico tentativo di ordine apparente, ma senza successo. Insomma, dovrei sistemare un po’, ma mi mancano le forze.
Pigrizia? Si, certo, in parte è anche quella, che a me non manca mai. Ma stavolta ho una scusa migliore: sono fisicamente debole.
Giovedì scorso mi hanno tolto il famigerato dente del giudizio. Si, proprio lui. Ho raccolto tutto il mio coraggio, sono andata dal dentista, mi sono accomodata sulla terrificante poltrona e ho chiuso gli occhi. Avevo chiesto un’anestesia totale, ove possibile, ma il mio dentista, un uomo senza cuore, ha optato per la tradizionalissima anestesia locale.
Come mi avevano preannunciato in molti, non ho sentito alcun dolore. E, con gli occhi chiusi, ho evitato persino di impressionarmi alla vista di bisturi, pinze e quant’altro.
Peccato, però, che nessuno si era premurato di descrivermi il post-estrazione. Passato l’effetto dell’anestesia, ho cominciato a rimpiangere il caro, vecchio mal di denti che tutto sommato era sopportabile e finiva presto. Non ho avuto altra scelta che affidarmi alle droghe pesanti: Toradol, Brufen, Novalgina. Senza farmi mancare, ovviamente, i giganteschi pasticconi di antibiotici. Il dolore è stato pesante e non è ancora del tutto scomparso. E in più mi ritrovo con un mal di stomaco non indifferente e una debolezza indescrivibile.

Ho bisogno di vitamine, così oggi ho fatto scorte di frutta e verdura, se così si possono chiamare in Germania, e conto di riprendermi in un paio di giorni. Chissà se quelle pesche scialbe e insapori che ho mangiato a pranzo contenevano davvero qualche vitamina…

Comunque, sono tornata a Mannheim. Non prima di aver versato qualche lacrimuccia in aeroporto, sia chiaro. Non è da me, non lo faccio mai. Ma posso ipotizzare che anche questo umore pessimo sia colpa delle droghe di cui sopra. Per ovviare agli attacchi di nostalgia e per tuffarmi anch’io nell’atmosfera mondiale, ho attaccato un bel tricolore sulla ringhiera del balcone, come ogni buon “emigrante” che si rispetti!

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Indietro Nel Tempo

giugno 15, 2006


Ma che c’è di più bello della mattina d’estate, tre pigne trovate per la strada e un nipote di 4 anni da usare come scusa per tornare un po’ bambini?
Quanto tempo era che non schiacciavo pinoli? Troppo, è evidente, perché non mi ricordavo più questo sapore. E non mi ricordavo più della bellezza di un rito: cercare la pigna, trovare il sasso giusto, far uscire i pinoli, schiacciare con la giusta forza e infine gustare dieci secondi di pura estate, di pura infanzia e di completa spensieratezza.


E poi il profumo fresco della resina che ti resta sulle dita per tutto il giorno.
Che cosa c’è di più bello?