Archive for ottobre 2006

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Google Forever!

ottobre 31, 2006

Aiutatemi voi, perché io non capisco. Possibile che i motori di ricerca portino al mio blog con queste chiavi? Alcuni esempi, sentite qua:

castagne non commestibili – e vabbé, c’era il post sulle castagne

spermüll in Karlsruhe – e vabbé, parlavo dello Spermüll

germania e italia bene e male – e vabbé, bene o male sempre di Italia e Germania si parla.

ma poi

si puo’ riparare un micronde? – boh, dovrei saperlo?

schiacciArli piedi insetti – non ho capito, che vuoi sapere? E se gli schiacci i piedi e quelli s’incazzano?

racconti e sogni erotici mia nonna – no, eh, la nonna no! Ma poi i nonni non sono asessuati? I miei si.

ho voglia di te – di me?

come nasce la crema idratante – non saprei…forse quando le api e i fiori fanno le cose sozze negli stabilimenti della Nivea?

foto di fare iniezioni fare iniezioni – no, vi prego, le foto no! Ché gli aghi mi fanno impressione.

grazie cara – ma prego, figurati!

come costruire un nido al criceto – boh! Io quando ero piccola il mio criceto l’avevo piazzato in un confortevole letto pieno d’ovatta, ma quello era un ingrato e l’aveva preso per il gabinetto. Vatti a fidare dei criceti…

e poi la mia preferita in assoluto:

come pitturare i nani di cemento – Cosa? Come? Ma chi ha mai parlato di nani di cemento? Io i nani da giardino li odio! E comunque, volendo rispondere lo stesso, ma il pennello e i colori non sono sufficienti?

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Come trasformare un broncio in un sorriso

ottobre 30, 2006

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Se ti svegli alle 6 perché l’orologio sul comodino è l’unico che ti sei dimenticato di rimettere sull’ora solare, è quasi matematico che la giornata ti comincia male. Se poi ti giri e ti rigiri facendo mentalmente la lista di tutte le cose che hai da fare, inizia a farti male lo stomaco. Se poi pensi che è solo lunedì e che per farti la doccia ti devi vestire e farti 200 metri al freddo, ecco che quel mal di stomaco inizia ad assomigliare più ad un’ulcera. Infine la ciliegina sulla torta: il telefono che squilla e tu che lo cerchi ovunque, inciampando al buio tra gli scatoloni ancora da svuotare. E ti chiedi chi abbia anche solo la forza di comporre un numero di telefono a quest’ora, e la risposta è ovvia: il cretino che ha sbagliato numero. E all’ulcera si aggiunge il travaso di bile.

E allora, rassegnata, te ne vai in cucina per mangiarti qualcosa ed ecco che un sorriso inaspettato ti scalda e ti distende i lineamenti imbronciati quando improvvisamente ti ricordi che l’impareggiabile Estelle, ieri pomeriggio, si è presentata con quel pacco di Tarallucci del Mulino Bianco che arrivano dritti dritti dal Belpaese! È un sogno? Una proiezione della mia fantasia? No, no, è reale. Devo descriverlo, il sapore che questi biscotti avevano questa mattina? 🙂

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Un po’ di Storia

ottobre 27, 2006

Sei anni fa, il 27 ottobre del 2000, avevo un appuntamento. Ore 20.00 circa all’aeroporto di Francoforte, arrivi internazionali. Segni di riconoscimento: una borsa gialla dell’Adidas per me, un cappello grigio per lui.

Ricordo bene l’emozione che mi faceva battere il cuore come un tamburo mentre l’aereo sorvolava lo splendido skyline di Francoforte, i grattacieli e i palazzi illuminati. I miei amici a Roma dicevano che dovevo essere impazzita a saltare su un aereo e passare il fine settimana con un perfetto sconosciuto. E forse avevano anche ragione, dovevo proprio essere impazzita. Ma io sapevo chi era la persona che avrei incontrato a quell’appuntamento.

Nell’area arrivi di Francoforte, quella sera, c’erano almeno 50 ragazze con borse gialle e almeno 100 tizi indossavano cappelli grigi. Certe volte mi chiedo ancora come abbia fatto a riconoscermi, in mezzo a tutta quella gente. Un colpetto sulla spalla, mi volto ed era lui. Non poteva che essere lui. Quante email, quanti racconti, risate e discussioni, incomprensioni e lì, davanti a me c’era proprio lui ed era reale. Ci eravamo incrociati per puro caso otto mesi prima, quando io cercavo in internet un “amico di penna” per esercitare il mio spagnolo e lui per esercitare il suo inglese. Non cercavo assolutamente una storia in rete, ma nel giro di poche settimane sono rimasta fregata!

Dopo l’incontro in aeroporto, seguono una bottiglia di fragolino bevuta in un vigneto che sovrasta la città illuminata, un bacio improvviso ma atteso e anni di lontananza, dubbi, aerei presi al volo e perfettamente incastrati in impegni di lavoro. Seguono il mio amore per questa città, totalmente inaspettato, il mio amore per quest’uomo, oggi più reale che mai, tanti progetti e la cosa per me più importante: l’intimità. Se devo contare le persone che nella mia vita hanno avuto la pazienza di capirmi e il desiderio di conoscermi veramente, io le conto sulle dita di una mano. E Sean è una di queste. Io con lui non ho mai avuto paura di mostrarmi come sono. Forse perché all’inizio non ci avremmo scommesso un soldo, su questa storia e avevamo l’impressione di non avere niente da perdere.

Oggi lo considero un nuovo inizio, questo anniversario. Un nuovo punto di partenza, una scusa per guardarsi indietro e non rimpiangere niente, nemmeno i momenti più bui. C’è un po’ di nostalgia per le persone che ho lasciato a Roma, ma Mannheim oggi ha fatto la brava e mi ha mostrato il suo miglior cielo grigio topo, quello che piace a me, quello che amo così tanto. E la nostlagia passa e se ne va.

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Trinkgeld

ottobre 25, 2006

L’ultima settimana è stata un incubo, ma stiamo cominciando a vedere la luce alla fine del tunnel! Intanto è da venerdì scorso che dormiamo nella nuova casa, anche se ogni mattina e ogni sera siamo costretti a fare la spola tra qui e il vecchio appartamento per poterci fare una doccia e lavare i vestiti. Il bagno sarà pronto per lunedì prossimo. Ma ci sarà da fidarsi, visto che c’è una persona sola al lavoro? L’idraulico è un bel tipo, simpatico, sulla trentina, due occhi azzurri che ti svegliano più di un caffè tutte le mattine alle 8,30 (spacca il minuto, roba da non credere!). Ma per i miei lettori maliziosi (io so chi sono, ma non faccio nomi!), tengo a precisare che no, non mi faccio trovare in vestaglia e che il luogo comune idraulico/padrona-di-casa non troverà riscontro nella maniera più assoluta!

Quello di cui volevo parlare, invece, è l’ennesima curiosità che ho scovato vivendo in Germania. Si tratta del Trinkgeld, letteralmente “soldi per bere” che poi sarebbe la mancia. In Germania la mancia non è obbligatoria, né scontata ma, come in Italia,  è ben gradita ed è, diciamo così, buona educazione lasciarla per un servizio. Nei ristoranti, nei pub e nei bar, di solito si lascia quel tanto che serve ad arrotondare il conto o poco più.

Siccome lunedì ci hanno finalmente consegnato la nuova cucina e siccome dovevamo saldare il conto direttamente agli operai che l’hanno montata, domenica sera ho chiesto a Sean quanto avremmo dovuto lasciare di mancia, visto che è la prima volta che mi trovo ad affrontare la questione fuori dall’Italia. Insomma, non volevo fare la figura della tirchia peracottara, ma nemmeno volevo esagerare. Comunque Sean mi ha risposto che da queste parti gli operai non si aspettano una mancia in denaro, se non al limite del Trinkgeld, appunto, ossia il necessario per pagarsi una birra al bar dopo il lavoro. Piuttosto è quasi obbligatorio offrire loro la colazione: caffè, brioches, bevande di vario genere lasciate a disposizione. Così lunedì mattina presto sono corsa al supermercato e poi al bar sotto casa per fare scorta di acqua, coca cola, caffè caldo (la cucina non era ancora pronta!), torte al cioccolato e altre robine golose. Sean non credeva ai suoi occhi quando mi ha visto tornare piena di pacchi e mi ha detto che, come al solito, ho esagerato. Comunque, tra cacciaviti e trapani e chiodini vari, gli operai hanno spazzolato la mia colazione improvvisata e tutti erano felici e contenti. Al momento di pagare, però, la mia italianità è uscita fuori prepotentemente e ho insistito perchè Sean lasciasse loro anche 15 euro di mancia. E se ne sono andati ancora più felici e contenti di prima.

La mia cucina, però, è una meraviglia e la lavastoviglie è la regina indiscussa della casa. Ora aspetto con ansia il giorno in cui potremo farci una doccia senza uscire di casa. Che ci sia un modo per convincere l’idraulico a finire prima?  😀

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Chi ha paura?

ottobre 17, 2006

Le paure sono debolezze e io non amo molto le persone deboli. Eppure stanotte, mentre ero sveglia a guardare il soffitto nella luce fioca che arrivava dalla strada, mi sono messa a fare la lista delle cose che mi spaventano e mi sono resa conto che non sono poche come credevo. Dice, ma dormi la notte, no? Eh, lo so, ci provo, ma ho tanti di quei pensieri. E ai pensieri, si sa, piace uscire fuori di notte, al buio.

Va bene, ecco dunque la lista delle mie paure, stilata in ordine casuale:

ho paura delle vespe. Mi hanno punto talmente tante volte che se ne vedo una semplicemente mi alzo e me ne vado. Di solito, poi, le bastarde puntano proprio me in un gruppo di persone, roba da non credere. Sono comunque gli unici insetti che temo (gli altri mi fanno solo schifo).

Ho paura degli spazi chiusi e stretti. Claustrofobica a livelli patologici. E questa paura sfocia nel più terribile degli incubi: essere sepolta viva. Come Edgar Allan Poe descriveva in uno dei suoi racconti più famosi, “La Sepoltura Prematura”, in passato ho anche chiesto alla mia famiglia di assicurarmi nella tomba una campanella con attaccata una corda, nel caso la mia paura si fosse avverata. E siccome la mia famiglia mi ha guardato assai male, ho chiesto infine di essere cremata, soluzione decisamente più facile, così da evitare problemi. Non si sa mai.

Ho paura degli aghi. Mi rendo protagonista di scene patetiche ogni volta che devo fare un prelievo di sangue o un’iniezione. In più, la vista del sangue mi fa stare male. E ho pure lavorato per 7 anni in un laboratorio di analisi cliniche, incredibile ma vero.

Anche se costringo me stessa a far finta di niente e a salire sugli aerei con estrema disinvoltura, da circa quattro anni ho una gran paura di volare. Prendo aerei da sempre, ho volato centinaia di volte, sempre senza problemi, eppure ultimamente ne sono terrorizzata. Non scelgo mai il posto finestrino perché mi spaventa guardare giù e tremo ad ogni minima turbolenza. Quel che mi terrorizza non è tanto il fatto di morire, quanto il lungo tempo che avrei a disposizione per rendermi conto che sta veramente per succedere. Questa è però una paura che voglio e devo controllare, perché non ho intenzione di privarmi della possibilità di viaggiare solo perché mi sono rincretinita.

Ho paura di dormire in casa da sola. Perché? Boh, non saprei. Sta di fatto che quando mi capita di doverlo fare, di solito non dormo e passo la nottata a leggere.

Figlia della già nominata claustrofobia, aggravata dal terrore di cadere nel vuoto, ecco poi la mia paura degli ascensori. Da sola non li prendo quasi mai, ma anche in compagnia non sono tranquilla. Insomma, se posso li evito. Ma devo ammettere che spesso la pigrizia vince sulla paura.

Soffro di vertigini e, di nuovo, ho paura del vuoto, perciò mi spaventano i luoghi alti. Di conseguenza: niente funivie, niente scalate del Monte Everest, niente montagne russe, niente paracadutismo, niente bungee jumping. Mi sudano le mani solo a pensarci. Potrei salire (costringemdomi) all’ultimo piano di un grattacielo (però, cacchio, mi tocca pure prendere l’ascensore!), ma lo farei solo per spirito di turismo e certamente non guarderei giù.

Ho paura della velocità in macchina. Ma ho più paura se a guidare non sono io.

Quando ero piccola avevo paura di Pinocchio e anche adesso non mi fa impazzire!

Ho paura delle sedute spiritiche, tavole ouija, e riti evocativi in generale. Il paranormale non mi piace e mi spaventa, forse perché in fondo un po’ ci credo davvero.

Infine, parlando di cose non materiali, ho paura del razzismo, dell’ignoranza, della superficialità d’animo, della grettezza. Si, va bene, e di un sacco di altre cose, ma la lista prima o poi deve finire.

Stanotte però si dorme.

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Pro e Contro

ottobre 13, 2006

Fra poco più di due settimane dovremo lasciare questo appartamento definitivamente e ieri sera, affacciata al balcone, pensavo che per quanto non mi piaccia questo posto, tutto sommato un po’ mi mancherà. È stata la nostra prima casa e quasi tutto quello che c’è qui dentro lo abbiamo scelto insieme.

Mi mancherà l’armadio inghiotti-disordine, il ristorante Hanhof (cucina tipica tedesca) proprio sotto al nostro balcone, il bimbo cicciottello dal ghigno diabolico del palazzo di fronte, il metallaro diciottenne e le sue magliette degli Iron Maiden, tutte uguali ma tutte diverse (non ne vedevo una dal 1987), il centauro fricchettone che passa tutte le sere alle 9 con la sua rumorosissima moto con le frange, il discreto gay club senza nome, da noi battezzato il “Blue Oyster Bar” (per via dell’abbigliamento di alcuni avventori – pelle, borchie e baffoni), l’Eis Cafè Lido e il suo proprietario dal finto accento italiano, il geniale sistema di parcheggio a due livelli del palazzo, il vecchino curvo e dolcissimo che veste l’impeccabile giacca e cravatta anche per andare a fare la spesa, il take-away cinese che placa le mie improvvise voglie di mini involtini primavera .

Non ci mancherà la Doccia che uccide (temperature disponibili: bollente/bollentissimo o ghiacciato/ghiacciatissimo), la cucina dei Sette Nani (in due non ci si sta e se uno vuole aprire il frigo, l’altro deve uscire) , il fastidiosissimo rumore dei motorini degli unici due adolescenti di Mannheim non dotati di bicicletta, il chiasso preadolescenziale dei ragazzi della vicina scuola (dove le lezioni, secondo me, iniziano alle 5 di mattina), i gruppi di turisti ospiti del Best Western all’angolo della strada che vanno a cena al ristorante Hanhof sotto le nostre finestre (ma poi i turisti a Mannheim che ci fanno?), la puzza di curry perennemente intrisa nei corridoi di tutto il palazzo, il trapano dell’inquilino di sopra che dopo 5 anni ancora non ha capito che i muri qui sono in cemento armato e di buchi sul muro non si riesce a farne.

Insomma, non posso dire che andrò via a malincuore, ma una sottile vena di malinconia mi viene quando giro una nuova pagina della mia vita. Io intanto non smentisco mai la mia inguaribile testa fra le nuvole. Nell’ultima settimana ho dimenticato la mia carta di credito in un negozio, ho lasciato di nuovo le chiavi attaccate alla porta d’ingresso e infine oggi ho chiuso a chiave Sean dentro il nuovo appartamento (ma me ne sono accorta in tempo e sono tornata a liberarlo prima che se ne accorgesse!). È tutto sotto controllo, va tutto bene. Alles in Ordnung!

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Update

ottobre 6, 2006

Il tempo in Germania è pazzesco. Nell’arco della stessa giornata può passare dal diluvio al cielo terso e poi ancora l’acquazzone e poi ancora il sole caldo. Non sai mai se devi andare a prendere il sole o mettere in borsa il canotto.

Per il mio compleanno Sean mi ha regalato un weekend fuori, la cosiddetta “minifuga”, come la definiva la cara Bridget Jones. Un fine settimana in Baviera e finalmente la visita al Castello di Neuschwanstein, che desidero da anni. Albergo da favola, cena speciale e soprattutto staccare la spina per qualche ora da idraulici, pennelli, polvere, scatole, viti, martelli, eccetera eccetera. Non ci sono dubbi, l’uomo sa cosa mi piace! La partenza è prevista per la prima o la seconda settimana di novembre. Ne ho bisogno.

Sul fronte “nuova casa” la storia procede. Ho scoperto che sono piuttosto brava a pitturare, ma sono una frana a stuccare i muri! La settimana prossima mi cimenterò nell’affissione della carta da parati. Farò un rapporto completo. Intanto Sean si diverte un mondo a staccare le piastrelle dal muro della cucina e sono certa che si divertirà altrettanto nel piazzare quelle nuove. Sono giunta alla conclusione che il fai-da-te è una sorta di caratteristica genetica tipica del genere maschile, almeno quanto la passione per film come “Guerre Stellari”. Mistero.

Un’altra cosa che ho scoperto è che gli idraulici sono uguali in ogni parte del mondo. Intanto trovarli è di per sè una piccola conquista (mi sono quasi commossa, ieri, quando ci ha detto che finalmente sarebbe venuto a vedere il bagno) e poi, come nel resto del mondo, presentano delle parcelle che il signor Cartier in persona se le sogna.

Per il resto, la mia vita scorre placida e le giornate hanno un piacevolissimo sapore di buono. Adesso ho voglia di Natale!