Archive for marzo 2007

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Maledetta Primavera

marzo 27, 2007

Eulinx non ama la primavera. L’estate non la può neanche soffrire. Questo è il periodo dell’anno in cui mi girano vorticosamente le palle h/24. È tornata l’ora legale, le giornate si allungano fino all’esaurimento, le piante hanno bisogno di acqua-acqua-acqua, che io dimentico costantemente. Gli insetti si risvegliano: non si può stare fuori due minuti a rifocillare i polmoni con condensato catramoso e nicotina, che subito senti il ronzio minaccioso della vespa di turno; ieri sono stata segregata in salotto per mezza giornata perché, dalla finestra dello “studio” appena aperta, è entrata un’orrenda cimice gigante (ma che antenne hanno le cimici? Quella di ieri ne aveva un paio lunghissime!). E poi fa caldo. Che palle, già devo rinunciare ai miei adorabili maglioni di lana, alle mie sciarpe.

Ultimissime: Sean è impegnato nella seconda parte del colloquio e ormai si esprime quasi esclusivamente in C++. Questo naturalmente significa che la prima parte del colloquio è andata bene (benissimo). Sono felice per lui, giuro che solo a guardarlo così soddisfatto mi si riempie il cuore di gioia, ma lo spettro del trasloco mi fa ancora paura.

Io, nel frattempo, in questi giorni divoro pagine di libri come fossero noccioline. E mentre mi gira ancora nella mente la poesia delle parole di Marquez in “L’amore ai tempi del colera”, sono costretta a tornare con i piedi per terra: il socio mi ha incastrato in un lavoro e probabilmente fra qualche giorno mi ritroverò a fare il mio primissimo servizio fotografico. Paesaggi? Natura morta? No, no, tette.
Una ragazza ha chiamato l’agenzia per ampliare il suo book fotografico (vuole-fare-la-modellaaaa!) e ha pensato bene di mostrare tutto, ma proprio tutto il meglio di sé. E siccome la nuovissima fidanzata del socio è gelosa, l’unica alternativa alla lupara era che le foto le facessi io al suo posto. Giuro che ancora non so come mi abbia convinto ad accettare, ma tant’è.

Dove andremo a finire…

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Che fine ha fatto Eulinx?

marzo 22, 2007

Non aggiorno da un po’, ma è solo perché non ho molto da dire. O meglio, non so come dirlo. Ieri è iniziata la primavera e qui ha nevicato. Una bella, piccola tempesta di neve durata poco più di venti minuti, giusto il tempo di congelare a morte tutte le piccole gemme e le minuscole piantine che Sean aveva pazientemente sistemato sul terrazzo. E vabbè, non esiste più la mezza stagione!

In realtà, al di là della stagione impazzita, quello che mi preoccupa è il colloquio che Sean sta per sostenere. È stato contattato da una grossa azienda di giochi per PC e, nel caso dovesse andare bene, la sede di lavoro sarebbe a Colonia.

A Colonia? Siete impazziti? Panico! L’abbiamo saputo due settimane fa e la sottoscritta è caduta in una specie di sogno lucido. Il colloquio deve ancora avvenire, ed io mi vedo già impegnata nell’ennesimo trasloco, le lacrime agli occhi, addio Mannheim, addio adorato appartamento che ancora non abbiamo nemmeno finito di sistemare e già deve essere di nuovo impacchettato e spedito. Colonia è più cara di Mannheim, perciò addio appartamento in centro:  mi immagino intrappolata in qualche periferia, schiava della vita suburbana, circondata da negozi squallidi e scritte sui muri dei palazzi. Eccola, ecco che esce fuori l’odiosa snob che è in me. Uccidetemi, prima che vada oltre. Vi prego!

Lasciare questa città sarebbe un trauma per me. Avrei il cuore a pezzi, io adoro vivere qui, è il mio posto ideale, la mia nicchia. Ma poi lo sapete già, che ve lo dico a fare? Il problema è che mi sento una tremenda egoista (cosa che con tutta probabilità sono), perché per Sean questo sarebbe un sogno che si avvera, mentre per me è solo un fatto logistico. Solo?

Cavolo, che confusione. Detesto sentirmi così, fasciarmi la testa prima di romperla. Devo solo essere paziente e aspettare il verdetto. Poi si prenderà una decisione, no? Facile scriverlo, ma la verità è che sono in crisi nera. Nera.

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Dieci Minuti

marzo 5, 2007

Ma è già lunedì? È già marzo? Come mai all’improvviso il tempo vola via e nessuno mi avverte?

Credo che il mio orologio stia cercando di dirmi qualcosa. Qualche giorno fa mi sono accorta che andava indietro di 10 minuti. L’ho rimesso a posto, ma il giorno dopo andava di nuovo indietro di 10 minuti. Ho cambiato la batteria, l’ho rimesso a posto e il giorno dopo andava indietro di un quarto d’ora. Potrei pensare che è semplicemente rotto (qual’è l’aspettativa di vita di uno swatch irony, in fondo?), ma siccome sono una di quelle persone che crede che anche gli oggetti abbiano un’anima, sto iniziando a considerare che l’orologio voglia comunicare con me.

Sto correndo troppo? Ho bisogno di fermarmi? Devo dedicarmi dieci minuti?
Oppure non corro abbastanza? Il tempo passa e io non me ne rendo conto? Il mondo va avanti, mentre io sono ferma a dieci minuti fa?

Si, credo sia questo. È il solito problema, resto sempre indietro, attaccata al passato, incollata a dieci minuti fa, mentre il resto dell’umanità corre nell’unica direzione possibile: avanti. E mi perdo un sacco di cose, nel mio viaggio indietro nel tempo. Idealizzo persone e situazioni che, nell’atmosfera surreale del ricordo, perdono come per magia tutte le ragioni per le quali appartengono al passato, e non al presente. Le parole sbagliate, le offese, l’amarezza, i dispiaceri, le ferite, non le ricordo più. Resta solo il desiderio di fermare un momento, di congelarlo così com’era allora, di proteggerlo da quello che è stato dopo, da quel che è adesso.

Lo so che è sbagliato, ma è così che io affronto il tempo. Ho bisogno di dieci minuti in più rispetto al resto dell’umanità. Dieci minuti per lasciare che tutti corrano avanti e restare lì da sola a guardarmi intorno, ad osservare le tracce di chi è passato nella mia vita e ha lasciato un segno – buono o cattivo, non ha importanza. C’è chi la chiama malinconia, e forse è proprio questo. Ma non è solo questo.

Ci vediamo fra dieci minuti.

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Non dimenticate la noce moscata!

marzo 1, 2007

Questo video più lo guardo e più ci rido! Serve a dimostrare che il tedesco, che è una lingua armonica e interessante, può diventare spaventosa se parlata in un certo modo!

Louis de Funès, nei panni del proprietario di un ristorante parigino molto esclusivo, riceve i complimenti per la cena da un gruppo di clienti. Il signor Müller, in particolare, vorrebbe la ricetta del soufflé di patate e, seppur reticente, il proprietario del ristorante gliela concede. Allora, un chilo di patate, un litro di latte, 3 uova, 90 grammi di burro, sale e…