Archive for luglio 2007

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Manie

luglio 26, 2007

A Roma fa caldo. Ragazzi, fa caldo da morire, sembra di stare all’equatore! Però è fantastico rivedere tutti, raccontarsi le novità, ridere e stare bene con le amiche di sempre, constatare che la distanza non lacera i raporti, non necessariamente. Che meraviglia fermare il tempo intorno ad un tavolo con le sole quattro persone al mondo alle quali puoi raccontare tutto di te senza essere giudicata, ché male che vada i problemi non si risolvono, ma li si ridicolizza a tal punto che ti ci puoi fare una bella risata sopra. Grazie, sorelline, di esserci sempre e da sempre. Ve l’ho mai detto che vi adoro?

Oggi ho fatto la prima grande scorta di libri. Sembro la formichina in previsione dell’inverno, già vedo la valigia esplodere sotto il peso delle mie cianfrusaglie al ritorno in Germania. Il mio criterio nella scelta dei libri è elementare: li compro solo se mi chiamano. Mi aggiro tra gli scaffali e mi fermo quando sento una vocina che mi grida “sono qui, non ti allontanare”. Quindi mi fermo e cerco di capire a chi appartenga vocina. Li guardo tutti e, quando trovo il colpevole, lui mi dice ancora “toccami, non te ne pentirai”. Allora lo prendo, lo tocco, e se scatena una sensazione positiva lo scelgo. Sì, do anche una rapida occhiata alla trama, ma non è essenziale. Importantissimo, per me, scegliere il secondo o il terzo della pila, ché non sia mai che io acquisti un libro la cui copertina non sia immacolata, intatta, senza spiegazzature o graffi: orrore! I miei libri sembrano nuovi anche dopo averli letti. E posso dire di più: se un libro che ho amato finisce per rovinarsi, macchiarsi o piegarsi, sono capace di ricomprarlo nuovo. Maniaca? Forse, ma ognuno ha le sue fissazioni! Poi, quando torno a casa, devo scrivere il mio nome e la data sulla prima pagina così, se rileggo il libro a distanza di anni, cerco di ricordarmi quali sensazioni mi aveva lasciato la prima volta che l’ho letto e cosa succedeva nella mia vita allora. Dulcis in fundo, mentre leggo un libro che mi piace, io annuso le pagine. L’avevo già detto un po’ di tempo fa. Non che ne vada fiera, sia chiaro, ma questo completa l’opera, no? 😉

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Gute Besserung

luglio 19, 2007

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Quanto è premurosa la mia pasticca per la bronchite! Ogni volta che apro la confezione per prenderne una, mi augura Gute Besserung, buona guarigione! Mica come le pasticche italiane, no no! E quanto sono carine le farmacie tedesche (molte, non tutte) che quando entri e compri qualcosa, ti mettono tutto in una piccola sporta di cotone e poi ci aggiungono il pacchettino di fazzoletti di carta mignon e le caramelle per la gola. Una volta ci hanno dato perfino due tavolette di cioccolata e una piccola bustina di gelatine alla frutta! Quasi quasi ti viene voglia di star male solo per ricevere un po’ di queste coccole! Poi, voglio dire, se la cioccolata te la danno in farmacia vuol dire che non fa male, no? 😀

Come ogni estate, anche stavolta mi sono beccata l’infulenza. Brutta bronchite, tosse, raffreddore e così via. Colonia proprio non me lo vuole lasciare un bel ricordo di sé! Ma stasera esco lo stesso, anche con la febbre, ormai ho deciso. Sarà per questo che si sta annuvolando? 😦

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L’inquietudine

luglio 16, 2007

Arriva silenziosa. Fa passi brevi, in punta di piedi, si nasconde dietro le porte. Inizia piano, solamente un pensiero, e ogni volta mi dico che non è grave, non ancora, non stavolta. Mi dico che stavolta è solo un momento, che passerà,  che non mi farò prendere la mano, che ho tanti e tanti motivi per riuscire a non abbandonarmi a lei. Per qualche giorno funziona e, stupida come sono, mi compiaccio della mia forza, malgrado avverta ancora la sua presenza lì sotto, nello stomaco, raggomitolata come un gatto che dorme al buio, aspra e invadente come l’odore della cera bruciata dopo che soffi sulla fiamma di una candela.

E poi ti svegli una mattina ed è lì. E non ci puoi fare niente. Niente per evitarla, ma nemmeno per assecondarla. Ti ha fregato un’altra volta, non serve chiedersi come. Non è il caso di farsi altre domande, di aggiungere legna al fuoco. Devi solo aspettare che si stanchi e ti lasci in pace di nuovo. In pace.

Non è facile per me spiegare quel che a malapena capisco io. Da cosa dipenda il desiderio soffocante di infilare qualche indumento in una borsa e partire, io non lo so. La sensazione di avere le ore contate e di non aver fatto abbastanza esperienze, la paura che tutto possa finire domani e accorgermi che sono passati ben 15 anni dall’ultima volta che ho dormito sotto le stelle. Non vado fiera di questi pensieri, vorrei essere una di quelle persone stirate e inamidate che mi chiedono “e dove vorresti andare?”, come se al mondo ci fosse un luogo che valga la pena d’essere visto più di un altro. Io voglio vedere e vivere tutto, e quando arriva “l’inquietudine” stare qui diventa faticoso.

Sean mi ascolta e mi fa domande. Cerca di capire, e so che in parte ci riesce.  Gli dico che ho paura di una vita ordinaria, di svegliarmi un giorno e rendermi conto che è troppo tardi per talmente tante cose, che la vita scorre veloce e a volte ho la sensazione che esserne trasportata non sia sufficiente. Vorrei correre insieme a lei, sentirne l’affanno, stancare gli occhi a furia di guardare cose che non ho ancora visto, e poi toccare e assaggiare tutti i sapori del mondo, bloccare un momento come con una macchina fotografica, tenerlo lì per sempre e sapere che sono stata io a viverlo, che c’è stato veramente e poi ricercarlo nella mente nei periodi di calma e di quiete.

So che per molti quel che dico non ha senso, e che per altri suona invece banale. So anche che c’è chi capisce e che magari si sente spesso come mi sento io, e allora questa pagina del “diario” non andrá sprecata.

So long.

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Eureka!

luglio 11, 2007

Allarme rientrato, ho trovato il biglietto. Era in uno scatolone della libreria, uno di quelli che il Sig. Ikea mette in vendita per noi incasinati, per darci la possibilità di apparire ordinati e precisi come tutti gli altri. Sono comodissimi: con un semplice gesto dell’avambraccio puoi riordinare in men che non si dica. In un secondo spariscono fogli e foglietti, bollette e ricevute, l’effetto “ordine immediato” è sorprendente. Io ne faccio larghissimo uso, non potrei vivere senza. Anche perché da fuori si direbbe che sono lì solamente per bellezza. Dentro ci ho trovato un po’ di tutto: vecchi conti, lettere della banca, qualche cd di foto. Persino un sacchetto di carta con dentro tutte le cartoline di Barcellona – scritte e affrancate – che non abbiamo mai spedito. A Barcellona ci siamo andati a febbraio 2002, non capisco proprio come abbiano fatto a finire lì dentro, ora, visto che le scatole le ho comprate solo tre o quattro mesi fa.

Comunque, il biglietto era lì, sommerso da mille altri pezzi di carta, ma c’era. Lo dico sempre, io, che se metto a posto poi non trovo niente! 😀

Be’, sono di nuovo serena! La mia trasformazione in persona-precisa-e-organizzata può attendere! Ancora un po’, solo un pochino. 🙂

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Devo cambiare, non si può andare avanti così

luglio 10, 2007

È ufficiale: ho perso il mio biglietto aereo per Roma per il 21 luglio. Lo cerco da 2 ore, e nemmeno l’ombra. In compenso, però, ho trovato quello che cercavo per il 26 dicembre scorso…

Dio, ti prego, da grande fammi diventare una persona ordinata.

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Il supravisuto

luglio 5, 2007

Bello messaggio: Sean non e morte. Io o molto salute e non influenza posso morire Sean. Grazie per te per la buono salute. E funzionato 🙂

Traduzione:

Buone notizie: Sean non è morto. Sto bene e non c’è influenza che possa uccidermi. Grazie a tutti per gli auguri, hanno funzionato.

(Sean voleva dirvi due parole, e, per la cronaca, va molto fiero del titolo ).

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A casa con la febbre

luglio 3, 2007

Queste sono le giornate in cui vorrei tanto che mi piacesse il caffè.

Sean è tornato venerdì sera dicendo che non si sentiva tanto bene. A casa si è misurato la febbre e il termometro segnava 39. Dramma.

La dottoressa ieri gli ha detto che si tratta di una brutta bronchite, gli ha dato antibiotici e paracetamolo e deve stare a riposo almeno fino a venerdì. Chissà se ci arrivo, io, fino a venerdì.

Sembra un reduce di guerra, ha monopolizzato il divano e beve soltanto tè alla menta. Si lamenta di continuo e si offende a morte quando non riesco a trattenere una risata alla vista della sua espressione afflitta. Si trascina per casa come un’ombra, avvolto nella fida copertina della nonna, si misura la febbre a cadenze regolari di mezz’ora: se la temperatura è alta, è troppo alta, gli antibiotici non funzionano, non è bronchite ma polmonite, l’ha letto su internet. Se invece la temperatura è bassa, è troppo bassa, scende troppo velocemente, il paracetamolo è troppo forte, rischia un abbassamento di pressione. Anche questo l’ha letto su internet. In più, io sono un mostro perché sdrammatizzo tutto, ho il cuore di pietra e di certo potrei essere più generosa in fatto di coccole e compassione…AIUTO!

La natura dovrebbe impedire agli uomini di ammalarsi e alle donne di impazzire dietro a loro, sbaglio?