Archive for ottobre 2007

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Sette anni dopo

ottobre 28, 2007

È stato qui per il fine settimana. È arrivato venerdì sera che, per coincidenza, era il nostro (non)anniversario. È stato bello vederlo di nuovo girare per casa, sembrava tutto normale, tutto come prima. Lui che mi scalda i piedi gelati, io che gli sbuccio i mandarini, e poi tutti e due che ci addormentiamo abbracciati sul divano davanti alla tv. Solo che non è tutto come prima. Niente è come prima.

Trovo che sia estremamente ironico il fatto che quando ci si lascia, spesso, si riesca a stare con quella persona meglio di prima. Trovo crudele che la nostra mente cancelli in un momento tutti gli episodi spiacevoli di una storia e lasci spazio solo all’armonia dello stare insieme nella stessa stanza, a godere della sola presenza di una persona che abbiamo amato tanto. È come se tutte le cose che prima non andavano, tutti i motivi per i quali si è arrivati a certe scelte, decidessero improvvisamente di apparire futili e superficiali, facendoti sentire una perfetta idiota.

No, non ho cambiato idea, e nemmeno lui lo ha fatto. Se razionalizzo per 5 minuti (cosa per me assai difficile) ritrovo tutti i motivi per i quali abbiamo fatto questa scelta. Solo che è difficile pensare di stare sulla strada giusta quando senti che lui è la tua famiglia, è casa, è il solo momento in cui riesci a sentirti a tuo agio, protetta. Perché conosce tutto di te, sa chi sei e cosa vuoi, sa come ti addormenti e come ti svegli la mattina, sa quello che ti piace, sa cosa vuoi sentirti dire, ti capisce senza bisogno di parlare. E lo so che queste sono tutte cose che si guadagnano con gli anni, con il tempo passato insieme, so che non saranno qualità che solo lui potrà avere, so che potrà esserci un altro uomo con cui costruire tanta intimità. Però non è facile. Sono confusa. L’unica cosa che mi è chiara è che lui mi manca. E che ci vuole davvero tanto coraggio per riuscire a spiccare il volo da soli.

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E poi?

ottobre 18, 2007

Quando ho iniziato a scrivere questo blog non avevo idea di che piega avrebbe preso. Volevo raccontare le mie esperienze in Germania, ma volevo anche raccontare me stessa, scrivere qualcosa che avrei riletto volentieri a distanza di tempo, esorcizzare i casini quotidiani con un tono ironico, per poterci ridere sopra e sdrammatizzare tutto. Di certo non mi sarei mai aspettata di trovare proprio qui degli amici, e meno che mai dei confidenti. Proprio io che ho tanta difficoltà a fidarmi delle persone che non conosco, forse grazie a questo schermo di protezione che ho davanti agli occhi, ho chiacchierato, scherzato e mi sono commossa leggendo le vostre vite e le vostre giornate. Devo ringraziare ogni singola persona che è passata di qui e ha lasciato una traccia del proprio affetto nel post precedente. Ho letto e apprezzato ogni commento, ho preso in considerazione ogni consiglio, mi sono rallegrata nel sapere che così tante persone hanno speso un minuto della loro giornata per lasciare un saluto, o un pensiero. Devo ringraziare i miei amici “virtuali” (virtuali non è adatto, non più ormai), quelli che ci sono da sempre e che spero continueranno ad esserci ancora.

Non ho idea di che fine farà questo spazio. Le cose non sono cambiate dall’ultimo post. Sean e io ci sentiamo ogni sera, parliamo tanto. Entrambi abbiamo avuto dei ripensamenti, fortunatamente non nello stesso momento. E dico fortunatamente perché la nostalgia è una brutta bestia, che non ti fa vedere le cose con chiarezza e ti fa dubitare di tutto, specie delle scelte giuste e della lontananza, e se entrambi avessimo dei ripensamenti nello stesso momento, probabilmente ci lasceremmo andare e sbaglieremmo di nuovo.

L’affetto non cambia, quello resterà per sempre. Anche se per me non è facile usare termini come “per sempre” o “mai”, so che lui avrà uno spazio speciale nella mia vita e nel mio cuore, uno spazio che non verrà intaccato dal tempo, né dagli avvenimenti. È così.

Sto cercando di raccogliere i pezzi e di rimetterli insieme, magari variandone un po’ l’ordine. Ho dei progetti che spero mi porteranno novità e cambiamenti. Ho voglia di fare, per fortuna. Forse per la prima volta nella mia vita riesco a non crollare sotto il peso della realtà, e giuro che non so da dove venga questa forza. Ma ho paura. Non mi vergogno a confessarlo, ho tanta paura. Di lasciare questa casa e questa città, di lasciarmi alle spalle una vita che avevo costruito piano piano e con tante speranze, di tornare in Italia e ricominciare da capo sapendo purtroppo di non avere vent’anni. Ho paura dell’incoscienza che so di avere e che mi impedisce di pensarmi “adulta” e con delle responsabilità, ho paura della mia impossibilità di appartenere a qualcuno, ho paura che qualcuno mi possa appartenere. In questa storia ho capito che, per tutti questi anni, ho desiderato tanto essere una persona che non posso essere e che probabilmente non sarò mai. Desiderare tanto qualcosa e sapere di non aver le carte in regola per ottenerlo è massacrante. E questo, forse, farà sì che io sia la solita, eterna insoddisfatta. O forse il fatto d’averlo capito mi impedirà di sbagliare ancora in fatto di uomini.

Non so che fine farà questo blog, dicevo. Di certo non sparirò, perché scrivere mi aiuta e perché mi mancherebbe troppo questa piccola, sconclusionata combriccola virtuale. A presto, allora.

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Alla fine

ottobre 5, 2007

Finalmente oggi riesco a trovare il coraggio di mettere giù a parole quello che ci sta succedendo.

Quando una storia d’amore finisce ti ritrovi su una giostra di ricordi che non si ferma mai. Ti chiedi quando è stato che le cose hanno cominciato a prendere questa piega. Ti chiedi quando hai iniziato a sbagliare, perché non te ne sei accorta in tempo, perché non hai rimediato quando potevi. Ti riempi la testa di inutili “se”, ma ti ritrovi sempre al punto di partenza. Perché la vita è una sola, e se sbagli non si torna indietro.

Sean e io siamo su quella giostra in questo momento. Abbiamo parlato tanto in questi giorni e, dopo mesi di indecisioni e insoddisfazioni, abbiamo deciso di prendere strade diverse. Ci siamo resi conto di essere incappati in quel brutto scherzo che qualche volta la vita ti gioca, quando fa innamorare due persone che non c’entrano molto l’una con l’altra. Noi ci siamo amati e desiderati da morire per tanto tempo, cercando fino alla fine di non vedere che i nostri pezzi del puzzle semplicemente non combaciavano. Ci vogliamo ancora talmente bene che aprire gli occhi su questa verità ci spezza il cuore e ci fa dubitare. Ma rimandare non ha senso, e rifiutarsi di vedere le cose come stanno ci porterà a stare ancora peggio.

E la giostra di ricordi non si ferma. Ogni singolo oggetto in questa casa mi ricorda un momento passato con lui. Una risata, una lacrima, un silenzio affettuoso, mille abbracci caldi e confortanti che adesso appartengono ad altre due persone, quelle due che hanno condiviso momenti orrendi e che si sono aggrappate l’una all’altra, quelle che hanno riso insieme fino alle lacrime, che insieme hanno fatto tanti progetti e tantissimi sogni. Mi piace pensare che quelle due persone possano continuare a condividere tutto e a vivere tutta la loro vita insieme in un mondo che non è questo, in un mondo di sogni che non esiste. In un mondo dove amarsi tanto è sufficiente per andare avanti a superare i problemi e gli ostacoli e la vita quotidiana.

Stamattina, quando mi sono svegliata, per un momento ho pensato d’aver sognato tutto. È stato il nodo in gola a ricordarmi che era tutto vero. E queste lacrime che non smettono di fare capolino nemmeno per un minuto. Dove andrò, cosa farò non lo so ancora. Non ho voglia di pensarci adesso, fa troppo male.

Sean non parla. Mi guarda e mi chiama per nome. Non ho bisogno di chiedergli come sta, perché sta come me. Ci siamo sempre capiti in un attimo, anche quando ci conoscevamo appena. Ci siamo sempre detti più cose in silenzio che con le parole. Toccarlo e sentire il profumo della sua pelle mi spezza il cuore.

Devo guardare avanti. Mi ripeto questa frase da giorni, me la ripeto così spesso che quasi non ha più senso. Non può averne, adesso che riesco solo a guardarmi intorno e a vedere pezzi della mia vita che mi crollano addosso. Sono preoccupata per lui, non sopporto l’idea di non assistere ad ogni singolo evento della sua vita. Mi sembra tutto così ingiusto, anche se al tempo stesso mi rendo conto che ci siamo già dati fin troppe possibilità e non possiamo concedercene di nuove, perché ci ritroveremmo sempre in questo stesso punto, solo con qualche anno in più di ricordi su cui piangere.

Ecco, finalmente l’ho scritto. Il motivo di tutti i miei malumori e periodi bui è qui, nero su bianco. Al prossimo fallimento, ciao.

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Neuer Wein

ottobre 2, 2007

Lo so che l’ho detto in altre stagioni e in altre occasioni, ma se avete in programma una visita in questa regione della Germania, questo è decisamente uno dei periodi più adatti. L’autunno in queste zone è sorprendente. Una collana di tonalità dal verde al rosso che toglie il fiato per quanto è bella, temperature (quasi sempre) piacevoli e ricorrenze da non perdere.

Da queste parti, infatti, c’è la più grande produzione vinicola tedesca. Ho già parlato in passato della Renania-Palatinato, della Weinstrasse e dei magnifici paesi che la compongono. Domenica ci siamo andati per una mini-mini-fuga e per una delle tappe finali della mia “germanizzazione”, come la chiama Sean. Siamo infatti nel culmine della vendemmia, e da qualche settimana si assiste al trionfo del Neuer Wein und Zwiebelkuchen. No, non si tratta di vino novello, come può far pensare il nome, ma di mosto. Dolce, gradevole, lievemente frizzante, in questa zona si trova – giuro! – ad ogni angolo della strada. Abbinato all’immancabile Zwiebelkuchen, la famigerata torta di cipolle.

neuerwein.jpgDice: che c’è nella torta di cipolle? Cipolle, naturalmente. Tantissime cipolle. E grassi saturi in quantità industriale, tipo pancetta, panna acida, burro, margarina. Purtroppo (per fortuna) il posticino dove ci siamo fermati noi ieri l’aveva terminata, la cipoll-torta. Così il mio processo di germanizzazione si è interrotto a metà. Però ho rimediato con la validissima alternativa del caso: Flammkuchen (nella foto). Nel senso che se di grassi saturi devo rimpinzarmi, fatemelo fare almeno con dignità e gusto e soprattutto senza appestare il vicinato di fiatella alle cipolle!

Un pasto del genere, in un ambiente che più tedesco di così lo trovate solo in Baviera, vi costerà intorno ai 7 euro. L’atmosfera è allegra, la gente del luogo vi saluterà per la strada e vi chiederà di dove siete, come si confà a tutti i piccoli paesi del globo. Sì sì, perfino in Germania. I paesi poi sono carini, con le tradizionali case con le travi a vista, i vicoli in salita (mai in discesa, pare!!!), allegre finestre e balconi che traboccano fiori e il profumo di mosto che avvolge tutto, ma proprio tutto.

Se poi, dopo cipolle e grassi saturi vari, avete voglia di fare due passi, potreste infilarvi in una delle tante foreste e boschi di castagni che circondano la zona. Se le castagne vi piacciono, non dimenticate di portare con voi cestini o sacchetti di plastica, perché qui ne troverete a tonnellate, non esagero.

Insomma, consigliatissima per un fine settimana alternativo, la Weinstrasse è a pochi chilometri sia da Stoccarda che da Francoforte. Ma anche da Karlsruhe, giusto per citare gli aeroporti più vicini. Romantica al punto giusto (fatta eccezione per la torta di cipolle, naturalmente!), ideale in questo periodo dell’anno. Ma probabilmente anche per i mercatini di Natale non è da buttar via!

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Per il mio compleanno

ottobre 1, 2007

Per il mio compleanno vorrei:

  • Il profiteroles più grande mai esistito. Con la crema, il cioccolato e i ciuffetti di panna regolamentari. Sulle candeline posso soprassedere, ché per quanto grande sia, son sempre trentaquattro!
  • Un biglietto aereo con destinazione a sorpresa. Meglio se per il Canada ma, davvero, non sto lì a guardare il particolare.
  • Svegliarmi domattina di 10 cm più alta.
  • Svegliarmi domattina da non fumatrice.
  • Tornare indietro nel tempo di 7 anni. Mi accontento di poco, io.
  • Avere il dono dell’ubiquità. O, ugualmente apprezzato, un apparecchio per il teletrasporto.
  • Un’ultima sera con mio nonno. Per dirgli chi sono e cosa sogno oggi. E per sentire ancora una volta il profumo del suo dopobarba, toccare la stoffa della sua giacca.
  • Battere il record del mondo dei 100m rana.
  • Debellare le odiate lentiggini.
  • Vedere una foto scattata da me sulla copertina del National Geographic. Anche senza compenso, ci mancherebbe che mi attacco a queste piccolezze materiali!
  • Avere le tette più piccole di una taglia. Eh, lo so, chi ha il pane non ha i denti, ma che ci vogliamo fare?
  • Essere in Patagonia a scattare foto e a scrivere un diario di viaggio.
  • Vincere il superenalotto. Quello italiano, però, che è più sostanzioso.
  • Un mazzo gigante di margherite bianche.
  • Sapere per quale motivo il mio ciambellone non è come quello di mia nonna e, soprattutto, perché non cresce a dovere: cos’è che vuole? Più lievito? Meno lievito?
  • Che la confusione che mi annebbia la mente da un anno a questa parte si diradasse e lasciasse entrare un po’ di sole. Perché davvero non ne posso più di tutti questi sbalzi d’umore.

Adesso poi vado a scovare chi si è permesso di manomettere il calendario. Perché io semplicemente mi rifiuto di credere che sia già passato un anno dall’ultima volta che ho soffiato sulle candeline.