Archive for the ‘Germania: Istruzioni per l’uso’ Category

h1

Neuer Wein

ottobre 2, 2007

Lo so che l’ho detto in altre stagioni e in altre occasioni, ma se avete in programma una visita in questa regione della Germania, questo è decisamente uno dei periodi più adatti. L’autunno in queste zone è sorprendente. Una collana di tonalità dal verde al rosso che toglie il fiato per quanto è bella, temperature (quasi sempre) piacevoli e ricorrenze da non perdere.

Da queste parti, infatti, c’è la più grande produzione vinicola tedesca. Ho già parlato in passato della Renania-Palatinato, della Weinstrasse e dei magnifici paesi che la compongono. Domenica ci siamo andati per una mini-mini-fuga e per una delle tappe finali della mia “germanizzazione”, come la chiama Sean. Siamo infatti nel culmine della vendemmia, e da qualche settimana si assiste al trionfo del Neuer Wein und Zwiebelkuchen. No, non si tratta di vino novello, come può far pensare il nome, ma di mosto. Dolce, gradevole, lievemente frizzante, in questa zona si trova – giuro! – ad ogni angolo della strada. Abbinato all’immancabile Zwiebelkuchen, la famigerata torta di cipolle.

neuerwein.jpgDice: che c’è nella torta di cipolle? Cipolle, naturalmente. Tantissime cipolle. E grassi saturi in quantità industriale, tipo pancetta, panna acida, burro, margarina. Purtroppo (per fortuna) il posticino dove ci siamo fermati noi ieri l’aveva terminata, la cipoll-torta. Così il mio processo di germanizzazione si è interrotto a metà. Però ho rimediato con la validissima alternativa del caso: Flammkuchen (nella foto). Nel senso che se di grassi saturi devo rimpinzarmi, fatemelo fare almeno con dignità e gusto e soprattutto senza appestare il vicinato di fiatella alle cipolle!

Un pasto del genere, in un ambiente che più tedesco di così lo trovate solo in Baviera, vi costerà intorno ai 7 euro. L’atmosfera è allegra, la gente del luogo vi saluterà per la strada e vi chiederà di dove siete, come si confà a tutti i piccoli paesi del globo. Sì sì, perfino in Germania. I paesi poi sono carini, con le tradizionali case con le travi a vista, i vicoli in salita (mai in discesa, pare!!!), allegre finestre e balconi che traboccano fiori e il profumo di mosto che avvolge tutto, ma proprio tutto.

Se poi, dopo cipolle e grassi saturi vari, avete voglia di fare due passi, potreste infilarvi in una delle tante foreste e boschi di castagni che circondano la zona. Se le castagne vi piacciono, non dimenticate di portare con voi cestini o sacchetti di plastica, perché qui ne troverete a tonnellate, non esagero.

Insomma, consigliatissima per un fine settimana alternativo, la Weinstrasse è a pochi chilometri sia da Stoccarda che da Francoforte. Ma anche da Karlsruhe, giusto per citare gli aeroporti più vicini. Romantica al punto giusto (fatta eccezione per la torta di cipolle, naturalmente!), ideale in questo periodo dell’anno. Ma probabilmente anche per i mercatini di Natale non è da buttar via!

h1

Blumen? Sì, grazie!

agosto 31, 2007

blumen.jpg Spesso, guidando sulle strade statali, mi capita di vedere questi cartelli: Blumen – selbst schneiden, selbst bezahlen. “Fiori da recidere e pagare da sé”. Non mi ero mai fermata, ma mi ero sempre chiesta come funzionasse la cosa, e finalmente domenica ho soddisfatto la mia curiosità. Piuttosto ovvio, certo, visto che non sono altro che dei campi coltivati a fiori nei quali si può andare, prendere in prestito l’apposito coltellino appeso all’apposita catenella (nella foto, vicino alle frecce), recidere il numero di fiori desiderato, tornare all’ingresso e pagare il dovuto inserendo i soldi nel contenitore (nella foto, sempre dove indicato dalle frecce!). In questo caso il campo era coltivato a gladioli (Gladiolen – ma allora ha ragione mio padre che per parlare tedesco basta aggiungere un -EN alla fine di ogni parola?) e girasoli, 60 centesimi al pezzo, un prezzo decisamente onesto. Non fa una piega.

Nella mia bieca mentalità italiana, però, che di tanto in tanto fatica a restarsene a cuccia, non mi appariva troppo chiaro il “Selbst bezahlen”, il pagare da sé. Perché questi campi sono aperti al pubblico giorno e notte, e non c’è nessuno a controllare che i fiori vengano effettivamente pagati. Così chiedo a Sean: “Quindi, volendo, chiunque può venir qui, prendersi i fiori e andarsene senza pagare! È rischioso!”. E lui, con la solita espressione che gli viene sulla faccia quando la mia italianità mi fa aprire la bocca dandole fiato, mi risponde: “Scherzi, è disonesto! Se fosse così non ci sarebbero più i campi di fiori!”.

Naturalmente è come dice lui, e giuro che nemmeno per un secondo ho pensato di poter andare via senza aver pagato. Però mi sono detta: magari esistono anche in Italia cose del genere, magari sono io che non le ho mai viste. Ho cercato di immaginare tutto questo sul suolo italiano, e la mia mente si è quasi rifiutata di farlo. Mi sembra perfino d’averla sentita ridere di me, la mia mente. Del resto, come darle torto? Tanto per cominciare, quei due coltellini da prendere in prestito sparirebbero misteriosamente nel giro di 24 ore. E poi ve lo immaginate il vuoto spaventoso che riecheggia nella cassa? Naaa, niente fioristi fai-da-te in Italia! E che nessuno provi a dirmi che non sarebbe così. Ché fiduciosi va bene, ma visionari no!

Dice: ma possibile, però, che i tedeschi siano tutti così disgustosamente onesti? Certo che no, non si può mica fare di tutta l’erba un fascio, né di tutti i fiori un mazzo, come in questo caso! Infatti il monito campeggia minaccioso proprio sul cartello all’ingresso: Nur bezhalte Blumen bringen Freu(n)den, che con un gioco di parole avvisa che solo i fiori pagati portano amici e felicità.

h1

Gute Besserung

luglio 19, 2007

gute_besserung.jpg

Quanto è premurosa la mia pasticca per la bronchite! Ogni volta che apro la confezione per prenderne una, mi augura Gute Besserung, buona guarigione! Mica come le pasticche italiane, no no! E quanto sono carine le farmacie tedesche (molte, non tutte) che quando entri e compri qualcosa, ti mettono tutto in una piccola sporta di cotone e poi ci aggiungono il pacchettino di fazzoletti di carta mignon e le caramelle per la gola. Una volta ci hanno dato perfino due tavolette di cioccolata e una piccola bustina di gelatine alla frutta! Quasi quasi ti viene voglia di star male solo per ricevere un po’ di queste coccole! Poi, voglio dire, se la cioccolata te la danno in farmacia vuol dire che non fa male, no? 😀

Come ogni estate, anche stavolta mi sono beccata l’infulenza. Brutta bronchite, tosse, raffreddore e così via. Colonia proprio non me lo vuole lasciare un bel ricordo di sé! Ma stasera esco lo stesso, anche con la febbre, ormai ho deciso. Sarà per questo che si sta annuvolando? 😦

h1

L’isola felice dell’emigrante

giugno 20, 2007

Ieri sono andata con la mia amica Estelle (o forse dovrei dire Hanna?) in un negozio italiano da lei recentemente scovato. Dico “negozio” perché chiamarlo “supermercato” è fin troppo ottimista, perfino per me! Forse avete presente quei negozi che si trovano nei luoghi di villeggiatura – nei posti di mare, soprattutto – quelli che in 90 metri quadrati riescono a far entrare un numero di merce assolutamente inimmaginabile, quelli in cui trovi di tutto: dallo spillo alla schiacciasassi. Quelli, insomma.

Estelle ed io ce la tiriamo tanto preoccupandoci di far sapere al mondo intero che “qui non ci manca niente”, che c’è tutto ciò di cui abbiamo voglia/bisogno. Eppure entrando in questo piccolo, innocuo negozietto, ci commuoviamo alla vista del LysoForm, dell’Ace Gentile, della pasta d’acciughe, dei carciofini sottolio, dei biscotti da inzuppare nel latte. Vaghiamo tra gli scaffali con il nostro carrellino, le lacrime agli occhi al pensiero di un’insalata di riso degna di questo nome, la bava alla bocca immaginando già quegli strozzapreti fumanti tra onde deliziose di pomodoro e basilico, incredule davanti alla confezione da 4 di tonno Rio mare, quello che si taglia con un grissino, il che ti fa giusto venire in mente che hai una voglia incontrollabile di grissini, così scaraventi nel carrello pure quelli. Ti ritrovi ad agguantare dagli scaffali cose che a Roma non avresti mai nemmeno considerato, incantata dalla deliziosa familiarità di Kinder Brioss e Tarallucci del Mulino Bianco, scoprendo che mai come oggi hai avuto voglia di pasta e ceci. Senza parlare della sete, che presto ucciderai con quella bottiglia di acqua Ferrarelle, ché in Germania l’acqua è liscia o gassata, ma non Ferrarelle.

Sì, insomma, qui non mi manca (quasi) niente. Ma non date tutto per scontato, quando andate a far la spesa, e pensatemi la prossima volta che passerete davanti allo scaffale del sale grosso guardandolo con noncuranza! 😉

h1

FAQ

maggio 25, 2007

Dopo due anni e mezzo di blog, è arrivato il momento di conoscere meglio l’autrice con un faccia a faccia. Qui di seguito troverete tutte le domande che le avete fatto in questi mesi, o almeno quelle più frequenti, nonché alcune delle domande che vi hanno portato al suo blog tramite i motori di ricerca. Il tutto in un’intervista esclusiva. Il post potrebbe essere aggiornato in futuro, perciò restate in ascolto!

Signorina Eulinx…prima di tutto, posso chiamarla “Signorina”?

Se si riferisce al fatto che non sono sposata, l’appellativo non mi disturba. Se invece è un ironico ammiccamento alla mia statura, l’avverto che sono assai permalosa. Dopotutto in Germania sarò anche fuori luogo, ma in Patria il mio metroesessanta è perfettamente nella media!

Oh, sí sí, nella media. Comunque, signorina Eulinx, ci dica, cosa l’ha spinta a trasferirsi nella Terra dei Crauti?

Potrei rispondere con parziale franchezza e dire che è stata tutta colpa dell’amore, ma in realtà c’è da dire anche che non ne potevo più del mio lavoro da impiegata sfigata, e poi mi ero stancata di passare l’intero stipendio alla Telecom o all’Alitalia, o ad entrambe. Più di tutto, però, mi ero stancata di addormentarmi da sola la sera e risvegliarmi ancora più sola al mattino, sognando di notte e di giorno un uomo troppo lontano; mi ero stancata di aspettare che la mia vita cominciasse, e ho capito che se non facevo qualcosa subito, sarebbe cominciata troppo tardi, o non sarebbe cominciata affatto e avrei perso l’unica persona con cui volevo stare davvero.

Avete riflettuto a lungo prima di decidervi a vivere insieme?

Oh sí, ci ho riflettuto per quasi mezz’ora di fila. Per me questo è un tempo interminabile nel prendere una decisione. Le decisioni si prendono con la pancia, non con la testa. È per questo che, dei due, sono stata io quella che ha fatto le valigie…

Posso sbagliare, ma mi sembra di avvertire una nota di pentimento nella sua risposta…

Si sbaglia, infatti.

Tornerebbe a vivere a Roma, oggi?

Forse, ma non senza una dose massiccia di psicofarmaci.

Facciamo un passo indietro: tutti i suoi lettori, prima o poi, le chiedono come ha conosciuto la sua dolce metà. Vuole raccontarci ancora una volta com’è andata?

Si è trattato di destino, nient’altro che destino.

Lei crede nel destino?

Sí, da quasi sette anni, ormai.

Non le sembra che internet sia un po’ troppo tecnologico, come destino?

Senta, provi lei a scorrere a caso una lista di oltre 500 nomi e fermarsi, senza saperlo, sul nome di quello che amerà per tutta la vita. Se non è destino questo…

Ma di cosa si trattava? Non mi dica che frequentava quei siti per cuori solitari!

Nell’internet paleolitico di oltre sette anni fa, tali siti non esistevano, o almeno io non ne ero a conoscenza. Inoltre il mio era allora un cuore solitario, ma per scelta di un altro. Insomma, per farla breve: io studiavo lo spagnolo da autodidatta e cercavo qualcuno in internet per esercitarmi con la scrittura, lui studiava inglese e cercava la stessa cosa. Alla fine è successo che lui l’inglese l’ha esercitato eccome, mentre io lo spagnolo l’ho praticamente rimosso.

Ha trovato difficoltà ad integrarsi?

Mai.

È vero che i tedeschi sono persone fredde, cattive, e che spesso, nelle notti di luna piena, escono a cercare prede umane da sgozzare, preferibilmente italiane?

No, è solo una leggenda metropolitana. Io sono italiana, e non mi è mai successo di essere sgozzata nelle notti di luna piena. O almeno io non me ne sono accorta. Insomma, non potrei giurarci, ma mi sembra di no.

È vero che in Germania non ci sono i bidet?

Confermo, si tratta di merce rara.

E, mi scusi la mancanza di discrezione, ma lei come fa?

Be’, può sembrare strano, ma abbiamo comunque l’acqua corrente in casa, sia fredda che calda. Basta un po’ di ingegno, di praticità e una vasca da bagno, suvvia.

Però almeno una cosa non può negarla. Avanti, lo ammetta, si liberi di questo peso: quanto le manca la cucina italiana?

Non quanto vorrei, considerando che in casa nostra – e non per volere mio, sia chiaro – si mangia italiano almeno 4 giorni su 7. E poi sfido chiunque a scegliere con facilità tra un piatto di spaghetti e un Kassler con Bratkartoffeln. Il fatto è che la gastronomia tedesca non è presa sufficientemente in considerazione, specie da noi italiani che sulla cucina abbiamo un po’ la puzza sotto il naso.

E che mi dice della mozzarella di bufala, da lei tanto e spesso sospirata?

Che c’entra, al cuor non si comanda!

È vero che i tedeschi cenano prestissimo? Se sí, come ha fatto ad adattarsi?

È vero, cenano molto presto. Spesso anche alle 18. Come ho fatto ad adattarmi? Cucinando prima del solito. E comunque non c’è nessuna legge, lo posso giurare, che vieta di cenare alle 21.

In Germania fa freddo, è così?

Oggi ci sono 30 gradi.

Quanto ci ha messo ad imparare la lingua?

E chi ha detto che l’ho imparata? Mi sono messa in testa di studiarla da autodidatta e peste mi colga se non ci riesco!

Non le crea problemi vivere tanto lontano da casa?

Non è che qui siamo in Nuova Zelanda, con l’aereo ci vuole un’ora e venti per tornare. A Roma, per arrivare dall’Eur a Monte Sacro, ci si può mettere molto, ma molto di più.

Cosa si sente di consigliare a quelli che vorrebbero partire, ma che non hanno ancora deciso se farlo davvero?

Di smettere di pensarci e andare a fare i bagagli. La gente invecchia aspettando la “giusta occasione”, bisogna rimboccarsi le maniche e andare incontro agli eventi.

Lei consiglierebbe la Germania come meta turistica?

Secondo il mio parere, c’è solo l’imbarazzo della scelta. Vi avverto, però, che non ci sono palme da cocco, né spiagge di sabbia bianca e finissima.

Anche se non ci ha creduto nessuno, lei ha messo in giro voce che stia smettendo di fumare, ma può dirci quanto costano le sigarette in Germania?

Al momento costa circa 4 euro il pacchetto da 17 sigarette. E un giorno ce la farò a smettere, ce la posso fare.

È vero che, in linea di massima, la vita lì è meno cara?

In linea di massima, diciamo che i commercianti qui non hanno svalvolato con l’entrata in vigore dell’euro.

Come mai ha deciso di aprire un blog?

Per rispondere a tutte le domande dei curiosi, naturalmente.

Cosa significa “Eulinx”?

È ua contrazione dei vocaboli “Eule” (gufo) e Links (sinistro, mancino). La X l’ho messa io perché faceva più figo.

Può darci qualche lezione di fotografia?

Se qualcuno potesse darle a me, ne sarei ben felice.

Un’ultima battuta: come si supera una crisi esistenziale?

Fidatevi di Eulinx, siete nel blog sbagliato.

h1

BBQ

aprile 17, 2007


BBQ

Originally uploaded by Eulinx.

La foto qui accanto è stata scattata sabato sera al parco del castello di Mannheim, sulle rive del Reno. Ci eravamo messi d’accordo con un paio di amici per fare un barbecue, e ovviamente non siamo stati i soli ad avere questa idea! Al parco c’erano un miliardo di persone, ogni gruppetto con la propria fida griglia, casse di birra, bistecche e salsicce. Faceva un gran caldo, e se lo dico io che sono italiana, credetemi che per i tedeschi era come una giornata torrida di agosto. Siamo stati anche fortunati a trovare un posticino in mezzo al prato, ed è stata una bella serata davvero. Un cielo magnifico, un tramonto perfetto, una buonissima compagnia, una buonissima cena! Da rifare.

Venerdì sera torno a Roma per un paio di settimane. Al mio ritorno ce ne andremo qualche giorno in vacanza (ancora non abbiamo deciso dove, da non credere!), e poi il primo di giugno Sean inizierà a lavorare a Colonia.

Ah già, dimenticavo la notiziona: è la trentesima ora della mia vita da ex-fumatrice. Maggiori dettagli domani, ora sono troppo coinvolta per parlare di nicotina…NICOTNA?? Chi ha detto “nicotina”? Datemi una sigaretta e fate di me una donna felice…
😦

h1

Per chi crede di averle sentite già tutte

febbraio 15, 2007

koenig.jpgForse non tutti sanno che in Germania il carnevale è una festa molto sentita. Ci sono città, come Colonia, per esempio, in cui il giorno di martedì grasso scuole e uffici restano chiusi per dare la possibilità a tutti di festeggiare come si deve (carri, balli e tutte quelle altre amenità che personalmente detesto con tutto il cuore).

Qui a Mannheim stanno già allestendo il necessario per una festa coi fiocchi, della serie “ogni occasione è buona per fare caciara” e del resto, quale occasione migliore del carnevale??

Ora, c’è chi l’avrà già capito, c’è chi farà finta di non aver capito, ma c’è anche chi si starà ancora chiedendo cosa sia la figura qui a sinistra. Ebbene sì, trattasi di maschera carnevalesca per pene umano! Scaricabile dal sito della Durex, si ritaglia con le forbici come indicato dalla figura e si applica sull’ignaro interessato. E che diamine, finalmente qualcuno ha pensato anche a loro, povere creature da sempre escluse da questa festa tanto allegra! Io ho scelto questa deliziosa maschera da sovrano, ma sul sito ce n’è per tutti i gusti: dallo smoking raffinato, al classico cowboy. Riuscirò a convincere Sean ad indossarla per il nostro privatissimo martedì grasso? 😀