Archive for the ‘Piccole Cose’ Category

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Come mi sento oggi

agosto 26, 2007

Lentamente muore chi diventa schiavo dell’abitudine, ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi, chi non cambia la marca, il colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce.

Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero su bianco e i puntini sulle “i” piuttosto che un insieme di emozioni, proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore davanti all’errore e ai sentimenti.

Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi è infelice sul lavoro, chi non rischia la certezza per l’incertezza per inseguire un sogno, chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai consigli sensati.

Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso.

Muore lentamente chi distrugge l’amor proprio, chi non si lascia aiutare; chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante.

Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo, chi non fa domande sugli argomenti che non conosce, chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.

Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare. Soltanto l’ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida felicità.

Pablo Neruda

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Il concetto di tempo a 5 anni

agosto 10, 2007

Una mattina d’estate.

Nipote di Eulinx: Zia, vuoi fare un giro sulla mia macchina del tempo?

Eulinx: Con piacere! Dove andiamo di bello?

Nipote di Eulinx: Facciamo un giro negli anni 60.

Eulinx: Fantastico, ho sempre desiderato fare un giro negli anni 60!

Nipote di Eulinx (mentre programma la macchina del tempo): Zia, ma tu quando eri piccola li hai mai visti i dinosauri?

Eulinx: Ehm…non esattamente.

Nipote di Eulinx (dopo qualche secondo di silenzio): E le piramidi d’Egitto c’erano già quando eri piccola tu?

Eulinx: Che ne dici di un gelato, bello di zia?

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Manie

luglio 26, 2007

A Roma fa caldo. Ragazzi, fa caldo da morire, sembra di stare all’equatore! Però è fantastico rivedere tutti, raccontarsi le novità, ridere e stare bene con le amiche di sempre, constatare che la distanza non lacera i raporti, non necessariamente. Che meraviglia fermare il tempo intorno ad un tavolo con le sole quattro persone al mondo alle quali puoi raccontare tutto di te senza essere giudicata, ché male che vada i problemi non si risolvono, ma li si ridicolizza a tal punto che ti ci puoi fare una bella risata sopra. Grazie, sorelline, di esserci sempre e da sempre. Ve l’ho mai detto che vi adoro?

Oggi ho fatto la prima grande scorta di libri. Sembro la formichina in previsione dell’inverno, già vedo la valigia esplodere sotto il peso delle mie cianfrusaglie al ritorno in Germania. Il mio criterio nella scelta dei libri è elementare: li compro solo se mi chiamano. Mi aggiro tra gli scaffali e mi fermo quando sento una vocina che mi grida “sono qui, non ti allontanare”. Quindi mi fermo e cerco di capire a chi appartenga vocina. Li guardo tutti e, quando trovo il colpevole, lui mi dice ancora “toccami, non te ne pentirai”. Allora lo prendo, lo tocco, e se scatena una sensazione positiva lo scelgo. Sì, do anche una rapida occhiata alla trama, ma non è essenziale. Importantissimo, per me, scegliere il secondo o il terzo della pila, ché non sia mai che io acquisti un libro la cui copertina non sia immacolata, intatta, senza spiegazzature o graffi: orrore! I miei libri sembrano nuovi anche dopo averli letti. E posso dire di più: se un libro che ho amato finisce per rovinarsi, macchiarsi o piegarsi, sono capace di ricomprarlo nuovo. Maniaca? Forse, ma ognuno ha le sue fissazioni! Poi, quando torno a casa, devo scrivere il mio nome e la data sulla prima pagina così, se rileggo il libro a distanza di anni, cerco di ricordarmi quali sensazioni mi aveva lasciato la prima volta che l’ho letto e cosa succedeva nella mia vita allora. Dulcis in fundo, mentre leggo un libro che mi piace, io annuso le pagine. L’avevo già detto un po’ di tempo fa. Non che ne vada fiera, sia chiaro, ma questo completa l’opera, no? 😉

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Il supravisuto

luglio 5, 2007

Bello messaggio: Sean non e morte. Io o molto salute e non influenza posso morire Sean. Grazie per te per la buono salute. E funzionato 🙂

Traduzione:

Buone notizie: Sean non è morto. Sto bene e non c’è influenza che possa uccidermi. Grazie a tutti per gli auguri, hanno funzionato.

(Sean voleva dirvi due parole, e, per la cronaca, va molto fiero del titolo ).

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A casa con la febbre

luglio 3, 2007

Queste sono le giornate in cui vorrei tanto che mi piacesse il caffè.

Sean è tornato venerdì sera dicendo che non si sentiva tanto bene. A casa si è misurato la febbre e il termometro segnava 39. Dramma.

La dottoressa ieri gli ha detto che si tratta di una brutta bronchite, gli ha dato antibiotici e paracetamolo e deve stare a riposo almeno fino a venerdì. Chissà se ci arrivo, io, fino a venerdì.

Sembra un reduce di guerra, ha monopolizzato il divano e beve soltanto tè alla menta. Si lamenta di continuo e si offende a morte quando non riesco a trattenere una risata alla vista della sua espressione afflitta. Si trascina per casa come un’ombra, avvolto nella fida copertina della nonna, si misura la febbre a cadenze regolari di mezz’ora: se la temperatura è alta, è troppo alta, gli antibiotici non funzionano, non è bronchite ma polmonite, l’ha letto su internet. Se invece la temperatura è bassa, è troppo bassa, scende troppo velocemente, il paracetamolo è troppo forte, rischia un abbassamento di pressione. Anche questo l’ha letto su internet. In più, io sono un mostro perché sdrammatizzo tutto, ho il cuore di pietra e di certo potrei essere più generosa in fatto di coccole e compassione…AIUTO!

La natura dovrebbe impedire agli uomini di ammalarsi e alle donne di impazzire dietro a loro, sbaglio?

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Una curiosità

giugno 28, 2007

Abbiamo comprato noi l’unico modello al mondo di lavatrice fagocita-calze, oppure ne esistono altri esemplari in giro? No, giusto per saperlo…

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Il Pollice Verde, questo sconosciuto

giugno 25, 2007

Sono appena uscita a fumare una sigaretta (sigaretta? No, avete letto male, io ho S-M-E-S-S-O!), ma l’ho spenta praticamente subito perché faceva freddo. So di dare un dolore a quelli che, come me, detestano l’estate e vivono in Italia, perché so che in questi giorni – almeno a Roma – non si respira dal caldo, ma qui da circa tre settimane non fa che piovere e l’aria è piacevole e frizzante. Naturalmente so di essermi bruciata scrivendo queste righe, ché domani mi sveglierò con 43 gradi e mi pentirò di avervi resi partecipi della situazione climatica. E vabbe’, dai, dovere di cronaca.

In realtà, però, non direi che “piove” e basta. Se per la strada non avessi visto le scritte in tedesco e le auto targate Mannheim, avrei potuto per un attimo pensare di trovarmi da qualche parte nel Sud-Est asiatico, in pieno monsone. Roba da matti, davvero.

In ogni caso, il lato positivo, che mi sforzo sempre di trovare in ogni cosa, stavolta l’ho trovato facilmente: non devo ricordarmi di innaffiare le piante! È universalmente noto, infatti, che il mondo vegetale mi detesta. Le piante non mi sono amiche e spesso, piuttosto che vivere con me, loro si suicidano. Mia madre, donna dal pollice più verde che si possa immaginare, si rifiutava di credere d’aver concepito un essere tanto ostile alle sue amiche vegetali, e a 15 anni mi ha iniziato al giardinaggio regalandomi una serie di piante grasse. “Sono facili da accudire, crescono praticamente senza che tu te ne accorga”, mi ripeteva. Ma quando anche l’ultimo cactus è spirato, ho visto rassegnazione sul suo viso. Le piante che avevo nell’appartamento di Roma non hanno mai messo una foglia nuova in 4 anni. Ora che sono nelle sue mani, potrebbero vincere un concorso di bellezza, e mia madre pensa ancora che sia colpa mia se in 4 anni non sono cresciute, che non prestavo loro sufficienti cure.

Purtroppo sono caduta dalla padella nella brace, perché ho scelto un uomo che, dopo la genitrice, è la persona più fissata che conosca in fatto di giardinaggio. Ora, finché viveva qui 7 giorni su 7 andava tutto bene: i vasi crescevano rigogliosi e con immensa voglia di stupire! Da quando lui se n’è andato a Colonia, invece, le piante malefiche si sono messe d’accordo e hanno tirato fuori un gran numero di foglie gialle, di ramoscelli secchi, di fiori appassiti; la terra è sempre secca, non fanno altro che chiedere “ancora ancora ancora”, come se uno si dovesse ricordare quotidianamente di fornire acqua, come se non avessi altro da fare. E poi, quando vedono arrivare Sean il venerdì sera, si accasciano improvvisamente e fingono un malore, così lui corre da loro e se la prende con me, accusandomi di non averle curate abbastanza. E scoppia la lite! Insomma, inizio a pensare che le malefiche siano gelose di me e che stiano cercando di mettere zizzania tra di noi. Perciò, vai col monsone, ché se poi le sradica pure, be’, pazienza, son cose che capitano!