Archive for the ‘Sogni Irrealizzabili’ Category

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Per il mio compleanno

ottobre 1, 2007

Per il mio compleanno vorrei:

  • Il profiteroles più grande mai esistito. Con la crema, il cioccolato e i ciuffetti di panna regolamentari. Sulle candeline posso soprassedere, ché per quanto grande sia, son sempre trentaquattro!
  • Un biglietto aereo con destinazione a sorpresa. Meglio se per il Canada ma, davvero, non sto lì a guardare il particolare.
  • Svegliarmi domattina di 10 cm più alta.
  • Svegliarmi domattina da non fumatrice.
  • Tornare indietro nel tempo di 7 anni. Mi accontento di poco, io.
  • Avere il dono dell’ubiquità. O, ugualmente apprezzato, un apparecchio per il teletrasporto.
  • Un’ultima sera con mio nonno. Per dirgli chi sono e cosa sogno oggi. E per sentire ancora una volta il profumo del suo dopobarba, toccare la stoffa della sua giacca.
  • Battere il record del mondo dei 100m rana.
  • Debellare le odiate lentiggini.
  • Vedere una foto scattata da me sulla copertina del National Geographic. Anche senza compenso, ci mancherebbe che mi attacco a queste piccolezze materiali!
  • Avere le tette più piccole di una taglia. Eh, lo so, chi ha il pane non ha i denti, ma che ci vogliamo fare?
  • Essere in Patagonia a scattare foto e a scrivere un diario di viaggio.
  • Vincere il superenalotto. Quello italiano, però, che è più sostanzioso.
  • Un mazzo gigante di margherite bianche.
  • Sapere per quale motivo il mio ciambellone non è come quello di mia nonna e, soprattutto, perché non cresce a dovere: cos’è che vuole? Più lievito? Meno lievito?
  • Che la confusione che mi annebbia la mente da un anno a questa parte si diradasse e lasciasse entrare un po’ di sole. Perché davvero non ne posso più di tutti questi sbalzi d’umore.

Adesso poi vado a scovare chi si è permesso di manomettere il calendario. Perché io semplicemente mi rifiuto di credere che sia già passato un anno dall’ultima volta che ho soffiato sulle candeline.

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L’inquietudine

luglio 16, 2007

Arriva silenziosa. Fa passi brevi, in punta di piedi, si nasconde dietro le porte. Inizia piano, solamente un pensiero, e ogni volta mi dico che non è grave, non ancora, non stavolta. Mi dico che stavolta è solo un momento, che passerà,  che non mi farò prendere la mano, che ho tanti e tanti motivi per riuscire a non abbandonarmi a lei. Per qualche giorno funziona e, stupida come sono, mi compiaccio della mia forza, malgrado avverta ancora la sua presenza lì sotto, nello stomaco, raggomitolata come un gatto che dorme al buio, aspra e invadente come l’odore della cera bruciata dopo che soffi sulla fiamma di una candela.

E poi ti svegli una mattina ed è lì. E non ci puoi fare niente. Niente per evitarla, ma nemmeno per assecondarla. Ti ha fregato un’altra volta, non serve chiedersi come. Non è il caso di farsi altre domande, di aggiungere legna al fuoco. Devi solo aspettare che si stanchi e ti lasci in pace di nuovo. In pace.

Non è facile per me spiegare quel che a malapena capisco io. Da cosa dipenda il desiderio soffocante di infilare qualche indumento in una borsa e partire, io non lo so. La sensazione di avere le ore contate e di non aver fatto abbastanza esperienze, la paura che tutto possa finire domani e accorgermi che sono passati ben 15 anni dall’ultima volta che ho dormito sotto le stelle. Non vado fiera di questi pensieri, vorrei essere una di quelle persone stirate e inamidate che mi chiedono “e dove vorresti andare?”, come se al mondo ci fosse un luogo che valga la pena d’essere visto più di un altro. Io voglio vedere e vivere tutto, e quando arriva “l’inquietudine” stare qui diventa faticoso.

Sean mi ascolta e mi fa domande. Cerca di capire, e so che in parte ci riesce.  Gli dico che ho paura di una vita ordinaria, di svegliarmi un giorno e rendermi conto che è troppo tardi per talmente tante cose, che la vita scorre veloce e a volte ho la sensazione che esserne trasportata non sia sufficiente. Vorrei correre insieme a lei, sentirne l’affanno, stancare gli occhi a furia di guardare cose che non ho ancora visto, e poi toccare e assaggiare tutti i sapori del mondo, bloccare un momento come con una macchina fotografica, tenerlo lì per sempre e sapere che sono stata io a viverlo, che c’è stato veramente e poi ricercarlo nella mente nei periodi di calma e di quiete.

So che per molti quel che dico non ha senso, e che per altri suona invece banale. So anche che c’è chi capisce e che magari si sente spesso come mi sento io, e allora questa pagina del “diario” non andrá sprecata.

So long.

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Devo cambiare, non si può andare avanti così

luglio 10, 2007

È ufficiale: ho perso il mio biglietto aereo per Roma per il 21 luglio. Lo cerco da 2 ore, e nemmeno l’ombra. In compenso, però, ho trovato quello che cercavo per il 26 dicembre scorso…

Dio, ti prego, da grande fammi diventare una persona ordinata.

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And the winner is…

aprile 5, 2007

Sono in piedi davanti alla casa dei miei genitori a Roma. È terribile, è stata distrutta da un incendio. La metà anteriore è crollata, e da fuori si vede quel che resta degli ambienti: tizzoni neri ancora fumanti, mobili e oggetti ridotti in cenere. Tutto è andato perso, i nostri ricordi di famiglia, le nostre cose sono solo un mucchietto di polvere nera. Non riesco a crederci e me ne sto lì a guardare senza avere il coraggio di mettere piede nelle macerie. Cerco con gli occhi qualcosa di salvabile, ma di salvabile non c’è nulla.

Non sono disperata, semplicemente incredula. Indosso un costume da bagno rosa e mi rendo conto che tutti i miei vestiti sono bruciati insieme al resto delle cose. Non ho niente da mettere, ma per fortuna ho con me la borsa e la carta di credito. Devo comprarmi dei vestiti nuovi, così chiamo la mia amica Letizia che vive a Venezia e le chiedo di accompagnarmi. Prendo un treno e, una volta giunta a destinazione, trovo la mia amica sul marciapiede ad aspettarmi. Decidiamo di prendere un taxi e, mentre stiamo per entrare nell’auto, ricevo la chiamata dell’agenzia d’assicurazioni. A quanto pare il premio assicurativo comprende la possibilità di tornare indietro nel tempo per cambiare due – e solo due – eventi della mia vita. Uno di questi deve per forza essere l’incendio che ha distrutto la casa, l’altro posso sceglierlo a mio piacimento.

Questo sogno l’ho fatto la notte prima di partire per Colonia. Banale nell’interpretazione, certo, ma ci ho pensato per due giorni interi. Mi sono svegliata subito dopo la telefonata dell’agenzia assicurativa, quindi nel sogno non ho saputo dire quale potesse essere il secondo evento da cambiare. Ma oggi, a mente fredda, posso dire che non cambierei niente della mia vita. Nessun evento, per quanto spiacevole, merita di essere cancellato. Perché senza uno di questi tasselli, amari, difficili e perfino dolorosi, non sarei la persona che sono oggi. Non che io abbia un’ammirazione sfrenata per la persona che sono oggi, ma questa sono io, è la mia vita, e ogni esperienza vissuta fino ad oggi ha una sua precisa collocazione, un suo personale ruolo, è un mattoncino stabile della mia esistenza. Ogni errore fatto – e pagato sulla mia pelle – è diventato un sistema per cercare di evitarne uno simile. E come dice sempre il mio papà, “l’esperienza è una serie di fregature”.

Ah, già, forse qualcuno vuol sapere come è andata a Colonia. Mi dispiace per gli estimatori della città, ma a me ha fatto la stessa impressione della prima volta che l’ho vista: confusa, caotica, priva di personalità. Bellissima, senza ombra di dubbio, ma senza fascino. Ripeto, è una mia personalissima impressione, ma non è scattato tra me e lei quel “qualcosa” che ti fa amare un luogo. In compenso, però, ho avuto uno straordinario colpo di fulmine per Francoforte, che abbiamo visitato un po’ più a fondo ieri pomeriggio, al ritorno da Colonia. Ci ero stata solo un paio di volte e l’avevo vista di sfuggita. L’avevo già trovata bellissima, ma ieri mi sono perdutamente innamorata di lei! Che disastro! 😀

Nella foto: la prova che il blog e alcuni dei suoi personaggi sono ovunque io vada! Questo, caro Düss, è un piccolo omaggio  che non ho potuto fare a meno di immortalare per te! 😉

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Alla fine, è giusto così

gennaio 23, 2007

Arriva quel giorno in cui la smetti di raccontare cazzate a te stessa e cominci a guardare le cose per quello che sono in realtà. Qualche volta mi rendo conto che i miei occhi vedono una verità che non esiste, vedono quello che vogliono vedere. Per quelli come me è più facile dare la colpa agli altri e rimandare ad un altro giorno il momento in cui apri gli occhi e capisci che l’unico responsabile di tutto quello che ti gira storto sei tu.

Ho passato settimane a guardarmi dentro, cercando di trovare il bandolo di una matassa che avevo già in mano ancora prima di iniziare. Ho capito che spesso passo troppo tempo a cercare di giustificare persone che non hanno giustificazioni. Me stessa, prima di tutti.

For what it’s worth, it was worth all the while. It’s something unpredictable, but in the end it’s right. I hope you had the time of your life.

Green Day – Good Riddance (Time of Your Life)

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Decorazioni Natalizie

dicembre 11, 2006

Sto vivendo giorni non piacevoli. Intorno a me c’è aria di festa ed è meraviglioso rivedere tutti. Ma io preferirei essere altrove. Dove? Non lo so, dove. Da un’altra parte. Preferirei essere sola, preferirei non dover rispondere alle domande, ai perché, ai “come ti trovi”. Preferirei non spiegare i motivi per i quali non ho voglia di fare un figlio adesso-ora-subito. Preferirei non spiegare i motivi per i quali non ho voglia di sposarmi, né ora, né mai. Preferirei non dover ridere per forza, quando invece vorrei urlare e piangere.

Oggi, mentre decoravo l’albero di Natale con i soliti vecchi ornamenti buffi e graziosi, pensavo che sarebbe stato bellissimo rimettere tutti i miei vestiti nella valigia e partire. Da sola, senza meta, senza impegni. Mentre l’attaccavo al rigido ramo di plastica, pensavo a quanto assomiglio a quella vecchia pallina di vetro, con quelle deliziose decorazioni di porporina dorata sopra un rosso così cupo da renderla quasi inadatta al Natale. Non c’entra niente con le altre palline, così allegre e colorate, non viene messa in risalto dalle lucine dell’albero; viene appesa solo perché è lì da sempre, perché l’albero senza di lei non sarebbe l’albero. E’ ruvida e rovinata e talmente fragile che potrebbe rompersi solo guardandola più intensamente del solito. Frantumarsi sotto le dita incaute di chi l’appende senza riguardo.

Ritorna, dopo tanti anni di assenza, quella fastidiosa sensazione di fragilità che avevo creduto d’aver vinto e superato. Non ricordavo come ci si sente. Non dipende da niente e da nessuno, esce fuori senza preavviso e si nasconde costantemente negli angoli della mente, pronta a portarti sull’orlo delle lacrime per un nonnulla. Si nutre delle parole della gente, dette magari senza l’intenzione di ferire, ma che tagliano lo stesso come vetri rotti. Cresce e diventa forte con i gesti bruschi e sgraziati di chi mi circonda, gesti di persone che non capiscono e che non sanno, e che non vogliono capire e che non vogliono sapere quanto possono far male.

Mi piacerebbe saltare su un treno e viaggiare per ore seduta nel senso contrario alla marcia su una di quelle poltrone scomode accanto al finestrino, gli occhi affondati in un libro mai letto, lo sguardo che si perde di tanto in tanto sul paesaggio che scorre via veloce davanti a me. Alle mie spalle, paesi, strade e città ancora da vedere, persone che salgono e scendono, ognuna con una vita e con una storia, magari simile alla mia.

Insomma, in questi giorni mi sento così. Forse sono solo stanca, forse ho solo voglia di essere a casa e di essere abbracciata. Forse dovrei semplicemente mettere una maschera e continuare a far credere a tutti che sono una tipa forte e saggia e invulnerabile. Niente di più lontano dalla pallina di Natale color rosso cupo.

A presto.

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E la Bacchetta Magica?

dicembre 5, 2006

Sono stata un po’ assente in questo ultimo periodo e probabilmente lo sarò ancora, fino a Natale. Da settembre sono successe un miliardo di cose. A me sembrano solo un paio di settimane, e invece sono passati mesi.

La casa ha acquistato un aspetto semi-umano. Gli scatoloni sono stati svuotati (ok, lo confesso, alcuni li ho nascosti nell’armadio nella speranza che si autodistruggano), i mobili sono arrivati tutti, il bagno è finalmente terminato, anche se il bell’idraulico non lo vedrò più. Siamo in quella fase del trasloco in cui ti chiedi da dove viene fuori tutta questa roba. E soprattutto, dove la tenevamo prima, che avevamo solo 50mq?

Questa sera arrivano MammaEulinx e PapàEulinx, alle 8 li andiamo a prendere a Francoforte. Domenica poi riparto con loro, passo il Natale a Roma e torno al mio cielo grigio topo il 26 dicembre. Sean si sta già organizzando “tristi” serate da passare con gli amici in mia assenza, speriamo che le spogliarelliste non lancino reggiseni leopardati sui lampadari dimenticandoli lì.

La giornata di oggi sarà dedicata al tentativo (temo vano) di eliminare ogni traccia di sporco e di disordine, ché se no MammaEulinx chi se la sente? Ieri sera mi sono messa a letto sperando ardentemente che tutti gli oggetti in disordine avessero pietà di me e si rimettessero in ordine da soli. Stamattina, la triste scoperta: non ha funzionato. A quanto pare non basta volerlo e giurerei d’aver visto un ghigno sarcastico rivolto a me sulla pila di piatti che non si sono infilati in lavastoviglie stanotte. Ma glielo faccio vedere io, a questi ingrati; domani mi compro un servizio nuovo e li butto nel cassonetto differenziato, poi si vedrà chi sorride con sarcasmo.

Insomma, meglio che vada. Bis Bald!