Archive for the ‘Storie’ Category

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Alla fine

ottobre 5, 2007

Finalmente oggi riesco a trovare il coraggio di mettere giù a parole quello che ci sta succedendo.

Quando una storia d’amore finisce ti ritrovi su una giostra di ricordi che non si ferma mai. Ti chiedi quando è stato che le cose hanno cominciato a prendere questa piega. Ti chiedi quando hai iniziato a sbagliare, perché non te ne sei accorta in tempo, perché non hai rimediato quando potevi. Ti riempi la testa di inutili “se”, ma ti ritrovi sempre al punto di partenza. Perché la vita è una sola, e se sbagli non si torna indietro.

Sean e io siamo su quella giostra in questo momento. Abbiamo parlato tanto in questi giorni e, dopo mesi di indecisioni e insoddisfazioni, abbiamo deciso di prendere strade diverse. Ci siamo resi conto di essere incappati in quel brutto scherzo che qualche volta la vita ti gioca, quando fa innamorare due persone che non c’entrano molto l’una con l’altra. Noi ci siamo amati e desiderati da morire per tanto tempo, cercando fino alla fine di non vedere che i nostri pezzi del puzzle semplicemente non combaciavano. Ci vogliamo ancora talmente bene che aprire gli occhi su questa verità ci spezza il cuore e ci fa dubitare. Ma rimandare non ha senso, e rifiutarsi di vedere le cose come stanno ci porterà a stare ancora peggio.

E la giostra di ricordi non si ferma. Ogni singolo oggetto in questa casa mi ricorda un momento passato con lui. Una risata, una lacrima, un silenzio affettuoso, mille abbracci caldi e confortanti che adesso appartengono ad altre due persone, quelle due che hanno condiviso momenti orrendi e che si sono aggrappate l’una all’altra, quelle che hanno riso insieme fino alle lacrime, che insieme hanno fatto tanti progetti e tantissimi sogni. Mi piace pensare che quelle due persone possano continuare a condividere tutto e a vivere tutta la loro vita insieme in un mondo che non è questo, in un mondo di sogni che non esiste. In un mondo dove amarsi tanto è sufficiente per andare avanti a superare i problemi e gli ostacoli e la vita quotidiana.

Stamattina, quando mi sono svegliata, per un momento ho pensato d’aver sognato tutto. È stato il nodo in gola a ricordarmi che era tutto vero. E queste lacrime che non smettono di fare capolino nemmeno per un minuto. Dove andrò, cosa farò non lo so ancora. Non ho voglia di pensarci adesso, fa troppo male.

Sean non parla. Mi guarda e mi chiama per nome. Non ho bisogno di chiedergli come sta, perché sta come me. Ci siamo sempre capiti in un attimo, anche quando ci conoscevamo appena. Ci siamo sempre detti più cose in silenzio che con le parole. Toccarlo e sentire il profumo della sua pelle mi spezza il cuore.

Devo guardare avanti. Mi ripeto questa frase da giorni, me la ripeto così spesso che quasi non ha più senso. Non può averne, adesso che riesco solo a guardarmi intorno e a vedere pezzi della mia vita che mi crollano addosso. Sono preoccupata per lui, non sopporto l’idea di non assistere ad ogni singolo evento della sua vita. Mi sembra tutto così ingiusto, anche se al tempo stesso mi rendo conto che ci siamo già dati fin troppe possibilità e non possiamo concedercene di nuove, perché ci ritroveremmo sempre in questo stesso punto, solo con qualche anno in più di ricordi su cui piangere.

Ecco, finalmente l’ho scritto. Il motivo di tutti i miei malumori e periodi bui è qui, nero su bianco. Al prossimo fallimento, ciao.

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When Two Become One

novembre 20, 2006

Un amico è come un amore: lo trovi per caso quando meno te lo aspetti e sembra proprio che sia stata la mano del destino a piazzartelo sulla tua strada. Come un amore, non va mai preso per scontato, va coltivato e apprezzato, ascoltato e protetto, coccolato. Io qui a Mannheim avevo tutto, ma mi mancava un’amica. E siccome nella vita precedente devo essere stata proprio una tipa brava e meritevole, oggi vengo ripagata con un’immensa fortuna: ho trovato altri due buoni amici.
B. e O., o “Estelle” e “Noah” li abbiamo conosciuti lo scorso febbraio, grazie a vie traverse un po’ complicate da spiegare. Sta di fatto che insieme siamo stati bene da subito, dal primo giorno e ci hanno rallegrato molte serate e aiutato quando ne avevamo bisogno.

Estelle e Noah si sono conosciuti grazie a quella mano del destino di cui parlavo prima. Italiana lei, tedesco lui (accoppiata vincente e collaudata, se posso permettermi), per dieci anni sono stati l’una a pochi passi dall’altro senza mai nemmeno vedersi. Le loro rispettive famiglie, vicine di casa durante le vacanze, erano nel frattempo diventate amiche. Estelle e Noah sapevano dell’esistenza l’uno dell’altra, ma non si erano mai visti e probabilmente non avevano neanche interesse a farlo. Ma se percorri la tua strada e se il destino ti ha piazzato lì quella persona, alla fine non puoi non sbatterci contro, no?

Quando alla fine si sono sbattuti contro, non si sono più lasciati. Estelle e Noah si sono sposati lo scorso 4 novembre, con una cerimonia commovente e allegra al tempo stesso, con due sorrisi di felicità pura e invidiabile e con quella luce negli occhi concessa solo a chi si ama. Si respirava nell’aria del Maritim, l’amore che li lega, e riscaldava anche la più gelida delle mattine di novembre a Mannheim.hochzeit.jpg

Io a Estelle e Noah auguro tutto il bene possibile perché se lo meritano davvero. Ma la cosa che auguro loro più di tutte, è che non smettano mai di guardarsi come fanno oggi, con quella luce e quel sorriso e la voglia di stare insieme nonostante qualche strada in salita che la vita per forza a volte ci mette davanti.

Questo è stato il primo matrimonio al quale ho assistito qui in Germania e un paio di curiosità non ho potuto non notarle. Il Comune di Mannheim mette a disposizione degli sposi diverse sale in cui poter celebrare il rito nuziale. I nostri amici hanno scelto sicuramente il luogo più bello, l’Hotel Maritim, nel cuore della città. Fascinoso ed elegante, proprio di fronte alla Wasserturm, e oggetto della mia curiosità ogni volta che ci passavo davanti per tornare a casa dal centro. Il Comune, inoltre, ha fatto agli sposi anche un regalo di nozze: due biglietti per il Nationaltheater di Mannheim che a me sembra una cosa davvero carina. La cerimonia è stata breve, come tutti i riti civili, e la stanza messa a disposizione dall’hotel era semplice, fatta eccezione per il curioso tavolo a forma di cuore che si vede nella foto! Esatto, si tratta proprio di un cuore spezzato e riunito.tavolo.jpg Romanticheria o monito? Non si sa! Ma a me piace sempre pensare alle due metà della stessa mela che si uniscono alla perfezione. Decisamente kitsch, ma così tanto che l’abbiamo trovato tutti troppo divertente! L’ultima curiosità ha lasciato tutti davvero sorpresi, e la scrivo perché spesso, chi non li conosce ritiene che i tedeschi siano sempre freddi e inospitali. Il giorno dopo il matrimonio, Estelle ha trovato nella sua cassetta delle lettere una busta con un cartoncino di auguri e una banconota da dieci euro. Era da parte di una famiglia che vive dall’altra parte della strada e che loro non avevano mai nemmeno visto. Avendo capito si era celebrato un matrimonio, i vicini, pur non conoscendoli neanche, hanno pensato di lasciare il loro augurio, piccolo e discreto, ma immensamente apprezzato. Quanti a Roma lo avrebbero fatto? Me lo sono chiesto, ma la risposta è ovvia.

In ogni caso, B. e O. io sono davvero felice per voi. E anche per me, perché vi ho conosciuto. 😉

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Un po’ di Storia

ottobre 27, 2006

Sei anni fa, il 27 ottobre del 2000, avevo un appuntamento. Ore 20.00 circa all’aeroporto di Francoforte, arrivi internazionali. Segni di riconoscimento: una borsa gialla dell’Adidas per me, un cappello grigio per lui.

Ricordo bene l’emozione che mi faceva battere il cuore come un tamburo mentre l’aereo sorvolava lo splendido skyline di Francoforte, i grattacieli e i palazzi illuminati. I miei amici a Roma dicevano che dovevo essere impazzita a saltare su un aereo e passare il fine settimana con un perfetto sconosciuto. E forse avevano anche ragione, dovevo proprio essere impazzita. Ma io sapevo chi era la persona che avrei incontrato a quell’appuntamento.

Nell’area arrivi di Francoforte, quella sera, c’erano almeno 50 ragazze con borse gialle e almeno 100 tizi indossavano cappelli grigi. Certe volte mi chiedo ancora come abbia fatto a riconoscermi, in mezzo a tutta quella gente. Un colpetto sulla spalla, mi volto ed era lui. Non poteva che essere lui. Quante email, quanti racconti, risate e discussioni, incomprensioni e lì, davanti a me c’era proprio lui ed era reale. Ci eravamo incrociati per puro caso otto mesi prima, quando io cercavo in internet un “amico di penna” per esercitare il mio spagnolo e lui per esercitare il suo inglese. Non cercavo assolutamente una storia in rete, ma nel giro di poche settimane sono rimasta fregata!

Dopo l’incontro in aeroporto, seguono una bottiglia di fragolino bevuta in un vigneto che sovrasta la città illuminata, un bacio improvviso ma atteso e anni di lontananza, dubbi, aerei presi al volo e perfettamente incastrati in impegni di lavoro. Seguono il mio amore per questa città, totalmente inaspettato, il mio amore per quest’uomo, oggi più reale che mai, tanti progetti e la cosa per me più importante: l’intimità. Se devo contare le persone che nella mia vita hanno avuto la pazienza di capirmi e il desiderio di conoscermi veramente, io le conto sulle dita di una mano. E Sean è una di queste. Io con lui non ho mai avuto paura di mostrarmi come sono. Forse perché all’inizio non ci avremmo scommesso un soldo, su questa storia e avevamo l’impressione di non avere niente da perdere.

Oggi lo considero un nuovo inizio, questo anniversario. Un nuovo punto di partenza, una scusa per guardarsi indietro e non rimpiangere niente, nemmeno i momenti più bui. C’è un po’ di nostalgia per le persone che ho lasciato a Roma, ma Mannheim oggi ha fatto la brava e mi ha mostrato il suo miglior cielo grigio topo, quello che piace a me, quello che amo così tanto. E la nostlagia passa e se ne va.

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Adesso e per Sempre

settembre 14, 2006

Da che ho memoria, sono sempre stata affascinata da come le persone si conoscono, da come nasce un amore o un’amicizia. E da sempre torturo la gente con domande sull’argomento, “costringendola” a fornirmi anche i dettagli. Negli anni, ho sentito storie di tutti i tipi: curiose o banali, scontate o sconvolgenti, ma tutte comunque affascinanti. Fre tutte, la storia dei miei nonni è senza dubbio quella che mi ha toccato di più. E non perché sia speciale in sé, ma perché gli occhi lucidi e le mani tremanti di mio nonno mentre la raccontava, mi fanno battere il cuore ancora oggi.

Mio nonno, falegname veneto appassionato di fotografia, si era trasferito a Roma a 17 anni per lavoro e abitava da solo nel quartiere San Paolo. Era uno scapolo convinto e alla veneranda età di 35 anni – una pecora nera, per quell’epoca – badava solamente a godersi la vita e si dilettava parecchio con gite fuori porta e banchetti con gli amici. Un giorno, un tale amico suo che abitava nel quartiere Montagnola, gli disse che quella sera avrebbe mandato da lui una persona per prendere la macchinetta fotografica che mio nonno gli aveva promesso in prestito. Quella sera d’estate, mentre aspettava sotto casa sua questa persona, mio nonno s’innamorò per la prima volta. La conosceva di vista, la vedeva passare di lì quasi tutte le sere, ma non ci aveva mai nemmeno parlato.

La ragazza lavorava al quartiere San Paolo come infermiera e abitava alla Montagnola, non molto distante. Tutte le sere, tornando a casa, passava a piedi vicino al palazzo di mio nonno. Quella mattina, un tizio che conosceva le aveva chiesto se, tornando a casa, poteva fermarsi da un tale amico suo per prendere una macchinetta fotografica che aveva chiesto in prestito. Lei ci andò, incontrò l’amico del suo amico, e quella sera stessa s’innamorò.

Mio nonno le consegnò la famosa macchinetta e poi le chiese se poteva accompagnarla a casa, ché di sera non è prudente per una ragazza tornare da sola. Da quella volta, l’accompagnò a casa per molte, molte sere e alla fine le chiese se voleva sposarlo. E lei voleva, naturalmente!

In questo modo, una sera d’estate di moltissimi anni fà, nasceva una parte di me. Sono stati sposati per quasi mezzo secolo e ai miei occhi erano una coppia perfetta. Quando mio nonno mi raccontò la sua storia per la prima volta, aveva già oltre 90 anni, mentre lei era morta da qualche anno. Una sera, dopo la cena di Natale, gli chiesi come aveva conosciuto mia nonna. Lui cominciò a raccontare e tutta la famiglia rimase in silenzio. Un silenzio inusuale, quasi innaturale. Stranamente, nessuno lì conosceva la storia, nessuno – chissà perché – gli aveva mai fatto quella domanda. Io ero incantata dalle sue parole, dalle sue mani tremanti dall’emozione. Non posso dimenticare i suoi occhi mentre parlava di lei e di quella sera. Guardavano un punto lontano, un punto che io non vedrò mai. Era come se vedesse le immagini scorrergli davanti; parlava e sorrideva, fermandosi per qualche secondo. Non tanto per cercare le parole giuste, quanto, secondo me, per godersi le immagini di quei ricordi che sicuramente da un po’ non rispolverava.

E adesso mi fermo, ché c’è un limite a quanto il mio cuore può battere forte. Buona serata a tutti.

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Ti lascio di stucco, è un Barbatrucco

febbraio 27, 2005

Finalmente ho mandato a cagare il mio ex.
Mi ha mandato una mail col solito tono ironico e arrogante e ho pensato che non mi andava davvero più di stare a questo stupido gioco. Da quando si è pulito i piedi sul mio cuore, ha sempre pensato che fosse fighissima l’idea di rimanere buoni amici e di ridere e scherzare come se niente fosse, come se io non avessi passato interi mesi a piangermi l’anima. Per settimane e settimane dopo che la storia è finita, quando aprivo gli occhi la mattina desideravo solo restare a letto perchè anche solo le più semplici abitudini o anche il solo lavarsi, vestirsi o mangiare erano per me fatiche insopportabili. Lui, dopo essere sparito per qualche tempo, è tornato con la voglia di giocare al gatto e al topo. Ti cerco, ti voglio, ma solo per un giorno. Solo tu mi capisci, siamo uguali, ma solo finchè non trovo un’altra. Che palle.
Trovo profondamente vergognoso che una persona equilibrata come me in passato si sia fatta infinocchiare in questa maniera da qualche frase d’effetto e da un paio di occhi affascinanti. A livello mentale ci prendevamo abbastanza, pensavo, ma in seguito ho imparato che ci sono individui che cambiano personalità a seconda di chi si trovano davanti e riescono a prendere la forma di colui o colei con cui vorresti avere a che fare. Come una specie di Barbapapà dei sentimenti, si adattano perfettamente alla figura richiesta, senza fatica e senza che gli altri se ne accorgano.
E’ chiaro che occorre essere sufficientemente innamorati o quantomeno ben disposti ad esserlo, altrimenti ti accorgi del barbatrucco e non ci caschi. Sebbene questo tipo di gente riesca ad infinocchiare persino gli amici e non solamente gli innamorati.

Comunque, dopo aver giocato al gatto e al topo e dopo essermi presa anche un paio di succulentissime rivincite (lo so che la vendetta è spregevole, ma a volte sa talmente di buono…) un bel giorno finalmente sono rinsavita. Lui, però, in un angolino del suo cuore, è ancora convinto di essere per me questa persona speciale e sono sicura che qualche volta pensa che tutto sommato gli basterebbe un fischio per farmi tornare scodinzolando.
O almeno lo pensava.
A Natale gli ho fatto rimpiangere d’esserci incontrati, perchè gli ho piazzato un paio di battute velenose che mi sarei vergognata anch’io d’averle dette, se non fosse per il fatto che mentre le dicevo mi sentivo così bene e in pace con me stessa. Gli amici lo hanno schernito tutta la sera e ha fatto davvero la figura dell’idiota. Ma se l’è meritato, aveva cominciato lui. Alla fine della serata mi ha chiesto perchè l’avevo trattato così male. Gli ho risposto che non aveva diritto di chiedermelo.
Anch’io so essere perfida, se mi ci metto.
Per tutti questi anni l’ho lasciato fare. A volte mi ha fatto persino pena. Ma poi ieri ho pensato che è proprio sbagliato lasciargli carta bianca. Perchè ignorarlo? Perchè lasciarlo fare? Lui è stato crudele e insensibile, perchè dovrebbe aspettarsi da me comprensione o, peggio ancora, complicità? Perchè dovrei essere io quella che si sente a disagio per aver lanciato un paio di battute acide, quando lui ha fatto di molto, ma molto peggio avendo messo in gioco i sentimenti e non solo i miei?
Mi dispiace, ci ho provato. Non credo di essere così “moderna” come pensavo. L’amicizia con gli ex non può essere amicizia, non come io la intendo, almeno. Ci può essere l’uscita, la pizza, la telefonata. Ma non l’intimità di un rapporto che io ritengo tanto superiore quanto l’amicizia.
Stasera, in particolare, mi ha mandato un email che io ho ritenuto oltremodo ironica e oltremodo intima e mi ha dato fastidio. Non ho più voglia di dimenticare quanto sono stata male solo per quieto vivere e per non alimentare il rancore. Io di rancore non ne ho, anche perchè è acqua passata e ho catalogato la cosa come un errore di gioventù. Però fare finta che non mi abbia mai ferito e lasciargli la facoltà di sentirsi ancora una parte speciale della mia vita, questo no, mi sono stancata di farlo. E non so dire nemmeno perchè, è così e basta.
Stavolta il barbatrucco l’ho fatto io. Ma con eleganza.
E la cosa che lo lascerà più di stucco è sapere che grazie al cielo non siamo uguali. Si, tesoro, grazie al cielo IO non sono come TE.

Das Wort des Tages: Schatten
La parola del giorno: ombra
Bis bald.