Archive for the ‘Viaggi/Minifughe’ Category

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Neuer Wein

ottobre 2, 2007

Lo so che l’ho detto in altre stagioni e in altre occasioni, ma se avete in programma una visita in questa regione della Germania, questo è decisamente uno dei periodi più adatti. L’autunno in queste zone è sorprendente. Una collana di tonalità dal verde al rosso che toglie il fiato per quanto è bella, temperature (quasi sempre) piacevoli e ricorrenze da non perdere.

Da queste parti, infatti, c’è la più grande produzione vinicola tedesca. Ho già parlato in passato della Renania-Palatinato, della Weinstrasse e dei magnifici paesi che la compongono. Domenica ci siamo andati per una mini-mini-fuga e per una delle tappe finali della mia “germanizzazione”, come la chiama Sean. Siamo infatti nel culmine della vendemmia, e da qualche settimana si assiste al trionfo del Neuer Wein und Zwiebelkuchen. No, non si tratta di vino novello, come può far pensare il nome, ma di mosto. Dolce, gradevole, lievemente frizzante, in questa zona si trova – giuro! – ad ogni angolo della strada. Abbinato all’immancabile Zwiebelkuchen, la famigerata torta di cipolle.

neuerwein.jpgDice: che c’è nella torta di cipolle? Cipolle, naturalmente. Tantissime cipolle. E grassi saturi in quantità industriale, tipo pancetta, panna acida, burro, margarina. Purtroppo (per fortuna) il posticino dove ci siamo fermati noi ieri l’aveva terminata, la cipoll-torta. Così il mio processo di germanizzazione si è interrotto a metà. Però ho rimediato con la validissima alternativa del caso: Flammkuchen (nella foto). Nel senso che se di grassi saturi devo rimpinzarmi, fatemelo fare almeno con dignità e gusto e soprattutto senza appestare il vicinato di fiatella alle cipolle!

Un pasto del genere, in un ambiente che più tedesco di così lo trovate solo in Baviera, vi costerà intorno ai 7 euro. L’atmosfera è allegra, la gente del luogo vi saluterà per la strada e vi chiederà di dove siete, come si confà a tutti i piccoli paesi del globo. Sì sì, perfino in Germania. I paesi poi sono carini, con le tradizionali case con le travi a vista, i vicoli in salita (mai in discesa, pare!!!), allegre finestre e balconi che traboccano fiori e il profumo di mosto che avvolge tutto, ma proprio tutto.

Se poi, dopo cipolle e grassi saturi vari, avete voglia di fare due passi, potreste infilarvi in una delle tante foreste e boschi di castagni che circondano la zona. Se le castagne vi piacciono, non dimenticate di portare con voi cestini o sacchetti di plastica, perché qui ne troverete a tonnellate, non esagero.

Insomma, consigliatissima per un fine settimana alternativo, la Weinstrasse è a pochi chilometri sia da Stoccarda che da Francoforte. Ma anche da Karlsruhe, giusto per citare gli aeroporti più vicini. Romantica al punto giusto (fatta eccezione per la torta di cipolle, naturalmente!), ideale in questo periodo dell’anno. Ma probabilmente anche per i mercatini di Natale non è da buttar via!

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Alsazia

maggio 23, 2007

Per la serie “Viaggi e Minifughe”, oggi parleremo dell’Alsazia.

Avete davvero-davvero-davvero bisogno di staccare la spina, ma non avete tempo né soldi per le Seychelles? La vostra “Cucci-cucci” vi trita le palle perché vuole un weekend romantico, ma l’idea di ostriche e champagne all’ombra della Tour Eiffel (dopo ore ed ore di shopping superfluo) non vi fa saltare di gioia? Desiderate segretamente potervi abbuffare delle più incredibili leccornie e bere di gusto, potendo poi spacciare il tutto per un “tour eno-gastronomico”, che fa tanto tanto figo?

L’Alsazia è quel che fa al caso vostro. Questa piccola regione francese è di una bellezza sorprendente, uno strano e ben riuscito miscuglio di Francia e Germania avvolta in un’atmosfera romantica e surreale.

colmar.jpgSiamo arrivati a Colmar in circa due ore di macchina, guidando anche fuori dalle autostrade, attraverso la magnifica Weinstrasse tedesca, e perdendoci intenzionalmente tra le campagne di vigneti, campi di ciliegi e prati di papaveri a perdita d’occhio.
Colmar è una piccola città di 65.000 abitanti e delizia architettonica di case antiche e coloratissime, con le travi a vista come nei libri di favole ed esplosioni di fiori sui davanzali delle finestre. Camminando per queste strade e in mezzo a questi vicoli, vi può certamente capitare di dimenticarvi del tempo che passa, immersi nei colori e nei profumi di un luogo tanto insolito e pittoresco. Tra negozi di artigianato, degustazioni di vini locali e ristoranti di cucina tipica, vi ritroverete a passeggiare nel quartiere della Piccola Venezia, dove case coloratissime e curate si affacciano e si riflettono sui canali, e dove tutto sembra godere di un’atmosfera stranamente eterea.

Colmar è stata poi una picevolissima sorpresa di sera. Tornando verso l’albergo all’uscita da un ristorante, l’abbiamo trovata stupendamente illuminata. Vicoli, monumenti e case diventano, di sera, il palcoscenico di uno spettacolare show di luci ecolmar1.jpg colori che, con l’effetto delle strade bagnate di pioggia e la quasi totale assenza di turisti, l’hanno resa tremendamente affascinante.

Il museo dedicato a Bartholdi, lo scultore della Statua della Libertà nato a Colmar, è insieme al museo Unterlinden una delle attrazioni principali della città. Ma anche il piccolo museo dei giocattoli e dei trenini può essere interessante.

Per la gastronomia, vietato non assaggiare la famosa Tarte Flambée tipica dell’Alsazia, una pasta di acqua e farina molto simile alla nostra pizza, con formaggio, pancetta e cipolle…sí, magari un po’ pesantuccia, ma deliziosa! Da provare anche le carni all’alsaziana, condite con le salse cremose tipiche di questa zona, e i vini locali tra i quali avrete l’imbarazzo della scelta. Sensazionali i dolci, ma preferisco non ripensarci!! Per la cronaca, tengo a precisare che abbiamo mangiato molto bene e speso il giusto, cosa piuttosto rara di questi tempi.

In conclusione, Colmar è decisamente una meta da considerare per un fine settimana rilassante e romantico. Se poi volete prolungare la vacanza di qualche giorno, salite in macchina e guidate verso Strasburgo, attraverso la campagna francese. Se sarete lievemente più fortunati di quanto siamo stati noi, che abbiamo incontrato piogge a dir poco torrenziali, riuscirete a vedere un’altra meraviglia di città. Ma per il resoconto su Strasburgo dovrete aspettare, ché ora ho troppe, troppe cose da fare! 😉

Link: Ufficio del Turismo di Colmar (in inglese, francese e tedesco)
Turismo in Alsazia (anche in italiano)

(Come sempre, oltre a quelle dei link già presenti nel testo, qualche foto in più la trovate su Flickr!)

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Due passi nel Rheinland-Pfalz

gennaio 13, 2007

tritsche.jpg Una gita fuori porta era quel che ci voleva. Sean oggi mi ha portato a Neustadt an der Weinstrasse, una cittadina piccola e deliziosa, ma carica di storia. A due passi da qui, infatti, sorge il Castello di Hambach, un luogo importante per la storia tedesca, perché ritenuto la “culla della democrazia” del Paese. Nel 1832, circa 30.000 persone si radunarono ai piedi di questo castello per dimostrare a favore dell’unificazione nazionale e per ottenere riforme democratiche. In quell’occasione, per la prima volta nella storia, apparve la bandiera tedesca con i colori che ancora oggi la compongono, anche se disposti in maniera diversa.

Comunque, storia a parte, parliamo di cose serie. Dopo qualche foto al castello (che purtroppo al momento è chiuso per ristrutturazione), siamo scesi di nuovo a Neustadt e abbiamo fatto un giro per i vicoli di questa cittadina da fiaba. E siccome ormai lo sapete che fiabe e leggende sono pane per i miei denti, la mia dolcissima metà mi ha mostrato quello che è il simbolo della città e dell’intera regione. Al centro di una piazza dalla bellezza mozzafiato, c’è una fontana contornata da questi buffi animali chiamati Elwetritschen. Secondo la leggenda, queste creature vivrebbero solo nelle foreste del Palatinato e sarebbero il risultato di un curioso incrocio tra un pollo, un’anatra, un cigno e un elfo. C’è chi giura d’averle viste scorrazzare tra i boschi e c’è perfino chi dà loro la caccia durante le notti di primavera, armati di trappole studiate appositamente per catturarle.

Nella città di Neustadt vengono raffigurate in moltissime situazioni, anche alla nascita, mentre escono con il loro becco lunghissimo da un uovo rotondo. Io, manco a dirlo, le ho trovate adorabili e non escludo una futura passeggiata tra i boschi armata di macchinetta fotografica! Magari con una bella bottiglia di vino, visto che qui siamo esattamente al centro della Weinstrasse, nel Palatinato, la regione tedesca famosa per la produzione di vini…sarà per questo che la gente partorisce tutte ste leggende e ste creature fantastiche? 😉

Amo questo Paese ogni giorno di più. Camminare per le strade di cittadine come questa – e in Germania ce ne sono moltissime – ti lascia la piacevole sensazione di vivere in un luogo lontano dal resto del mondo, un posto dove favola e realtà non sono universi distinti, ma comunicanti e perfettamente armonizzati.
Per chi volesse qualche informazione in più, lascio qui qualche link in italiano su quello di cui ho parlato:

Neustadt an der Weinstrasse

Renania-Palatinato – turismo

Renania-Palatinato – info

Castello di Hambach

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Neuschwanstein

novembre 13, 2006

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Venerdì pomeriggio siamo partiti per il weekend. Meta: il mio regalo di compleanno, Neuschwanstein, finalmente.

Da Mannheim ci vogliono circa 3 ore e mezza di macchina, escludendo uscite d’autostrada mancate e il folle traffico nei pressi di Stoccarda, roba che il G.R.A. di Roma in confronto sembra una stradina di paese.

Sean aveva prenotato un albergo delizioso proprio nel centro di Füssen, la cittadina ai piedi del castello. Non mi dilungherò in chiacchiere inutili nel descrivere l’atmosfera di questo posto e la bellezza e il fascino del castello di Neuschwanstein. Se da bambini avete amato le fiabe, qualunque tipo di fiaba, e se vi ricordate ancora l’idea che vi eravate fatti nelle vostre menti dei luoghi nei quali erano ambientate, questo posto vi riporterà in un istante nel mondo dei sogni (dal quale io, purtroppo, esco di rado).

Chiaramente non è fiabesca la storia del castello, né quella del suo proprietario. Ludovico II di Baviera era un re a dir poco stravagante, che morì annegato nel lago adiacente al borgo il giorno seguente la sua interdizione da parte del medico di corte, annegato insieme a lui nello stesso lago. La sua morte è ancora oggi un mistero e nessuno sa con precisione se si sia trattato di suicidio, di incidente o di omicidio. Quello che si sa è che il re viveva in un mondo di fantasia, un mondo suo e di nessun altro che girava intorno a Wagner, il compositore per il quale Ludwig nutriva un’ossessione smisurata e alle cui opere l’intero castello è dedicato, a partire dal nome stesso (Lohengrin, il cavaliere del cigno o Schwanritter è il protagonista di una delle ultime opere di Wagner).

La visita al castello costa 9 euro, è ad orario e dura circa 30/40 minuti. Non sono possibili visite non guidate, ma sconsiglio l’acquisto dell’audioguida che ho trovato piuttosto sintetica, mentre la guida tedesca, in carne ed ossa, sembrava decisamente più ricca di informazioni! I biglietti si acquistano a valle, prima di salire sulla montagna. Da lì poi è possibile raggiungere il castello a piedi (circa 40 minuti di camminata in salita), con l’autobus al prezzo di 1,80 euro, oppure in carrozza, per immergersi pienamente nell’atmosfera fiabesca. L’opzione carrozza io l’ho evitata accuratamente in quanto, a mio avviso, del tutto ridicola (poveri cavalli, erano stremati!), ma sembrava essere decisamente la più apprezzata dai turisti. Da non perdere ASSOLUTAMENTE la vista dal Marienbrücke. Da questo ponte, che si trova poco lontano dall’ingresso al castello, si gode una veduta straordinaria del castello stesso e dell’intera vallata. Io sono riuscita a fare ben 10 passi sulle traballanti tavole di legno, ma l’ho fatto solo per scattare delle foto (maledetta fissazione per le foto!). Mi sudano le mani mentre lo scrivo e ci ripenso, ancora fatico a credere d’averlo fatto davvero. Su Flickr trovate le prove di quanto dico, non sto mentendo!

Un altro consiglio: se decidete di passare un weekend da queste parti, ricordate che siete in Germania e più precisamente in Baviera. Qui, come in moltissime piccole città tedesche, le cucine dei ristoranti possono chiudere anche alle 20.30 e i negozi alle 14.00 anche di sabato pomeriggio. Non ha alcuna importanza il fatto che siano città turistiche, ai tedeschi questo non può fregare di meno. È sabato pomeriggio e loro chiudono. Quindi, se avete voglia di fare shopping in stile “country”, tenetelo a mente, onde evitare scottanti delusioni. Per quel che riguarda il cibo, se siete vegetariani questo non è il posto per voi! Ma se non lo siete, non perdetevi le prelibatezze tipiche, dallo Schweinebraten al Kassler passando per i classici Wurst con o senza crauti. E sappiate che una birra la pagherete meno di una Coca-Cola (prost!).

Se poi trovate una scarpetta di cristallo numero 36, è la mia. L’ho persa sul sentiero nella discesa dal castello mentre ero persa nei miei soliti, inutili, inguaribili sogni. E, se non mi sbaglio, sognavo il prossimo viaggio.

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Lisbona – parte II

marzo 29, 2006



Dunque, si diceva del Portogallo.
Domenica abbiamo preso il treno alla stazione di Sete Rios e con un biglietto da 3 euro (andata e ritorno) siamo andati a Sintra. Piccolo appunto sui mezzi pubblici portoghesi: sono efficienti, puntuali, moderni e organizzati. E, cosa non da poco, puliti.

Sintra dista da Lisbona circa 30 minuti in treno. E’ una cittadina piccola e deiziosa, dichiarata dall’UNESCO patrimonio dell’umanità. Dalla stazione abbiamo poi preso un autobus per Cabo da Roca, il punto più occidentale del continente europeo che io volevo assolutamente vedere. “Il luogo doce la terra finisce e il mare comincia”, è un precipizio di 140 metri sull’Oceano Atlantico, dove il vento soffia in maniera violenta e la vista toglie il fiato. Tra l’altro si trova nel Parco Naturale di Sintra ed è contornato da magnifiche piante grasse e fiori insoliti. Da vedere.
Sean non voleva, ma io sono andata nell’ufficio turistico e mi sono anche fatta fare il certificato! Per 5 euretti, l’impiegato comunale ti redige una pergamena che attesta, con nome e data, la tua presenza nel punto più occidentale d’Europa. Una vera chicca per turisti, ma del resto è quello che siamo!

Ritornati alla stazione si Sintra, abbiamo preso un altro bus, stavolta diretti al Palacio da Pena.
Il castello era residenza estiva dei sovrani portoghesi e fu fatto costruire dal re Ferdinando II sul modello dei castelli mitteleuropei nei primi dell’800. Si trova sulla cima della catena montuosa di Sintra e arrivarci ti fa venire i brividi, per via delle stradine ripide e strette. L’ingresso al castello e al parco che lo circonda costa 6 euro, più 1,50 per il mini bus che ti porta proprio in cima, davanti all’entrata. Sono soldi davvero ben spesi, perchè questo posto sembra uscito direttamente da una fiaba dei fratelli Grimm. Forse ancora di più ha fatto a noi questo effetto, avendolo trovato avvolto da grosse nubi grigie per tutto il tempo della visita.
Le stanze sono ricostruite minuziosamente con gli oggetti originali appartenuti alla famiglia reale. Gli ambienti sono sfarzosi e kitsch, e hai la sensazione che gli abitanti del castello siano usciti solo per qualche minuto. La tavola apparecchiata, le camere da letto ordinate, lo scrittoio con penna e calamaio, le cucine con i pentoloni e tutti gli utensili sui tavoli.
Le guide dicono che si gode una vista spettacolare e unica da quassù, ma questo io non lo posso confermare per via del nuvolone grigio di cui parlavo. Sembra inoltre che re Ferdinando II fosse
un appassionato di esoterismo e che il castello sia pieno di segni e simboli esoterici. Beh, un paio ne ho visti, per gli altri non saprei, non sono una grande esperta.

Insomma, quella passata a Sintra è stata una giornata tra le più belle. Segue poi il solito baccalà in quantità industriali e un memorabile arroz de mariscos, che il proprietario del ristorante mi ha guardato incredulo quando ha visto che l’avevo finito tutto. Il cibo portoghese è superbo.

Si, insomma, poi un po’ di vetrine e di nuovo un giro per il centro. Parlavo di zone povere nel post precedente. Più che altro mi riferivo al posto che abbiamo visto sabato pomeriggio, Cacilhas, sulla riva opposta del Tago rispetto a Lisbona. Volevamo andare a Ponto Final, un bar ristorante che si trova proprio alla fine di una stradina sulla costa e oltre il quale c’è solo acqua. Camminando su questa strada ho visto case diroccate ma abitate, condizioni di inagibilità preoccupanti, a mio avviso. Insomma, povertà davvero estrema. Mi è sembrato un posto dimenticato dal mondo e mi ha lasciato tanta amarezza.
Inoltre, lo sguardo non del tutto amichevole degli abitanti fisso su di noi non mi ha proprio rilassato e ho avuto davvero paura a tornare indietro, visto che ormai era anche sera.

In conclusione, Lisbona e’ da vedere e mi e’ davvero dispiaciuto dedicarle cosi’ pochi giorni. Mi tocchera’ tornarci, per forza!
Per saperne di piu’ , qui e qui trovate qualche informazione.
E poi, siccome sul blog non posso pubblicarle tutte, QUI ci sono anche alcune delle nostre foto.

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Lisbona – parte I

marzo 28, 2006


Valigie da disfare, piedi ancora doloranti, occhi impastati di sonno, ma anche troppa voglia di scrivere per fermare i ricordi di una vacanza splendida.
Siamo tornati ieri notte dal Portogallo, stanchi e dispiaciuti di lasciare una città che merita molto più che 4 giorni soltanto. Una città in cui la cultura ha forme diverse e sorprendenti.

Lisbona è un posto magico e affascinante, a cominciare dall’architettura, passando per la cordialità della gente che ci abita, per il cibo favoloso e per panorami mozzafiato che non avrei mai immaginato di trovare in una capitale europea.

Il primo giorno abbiamo comprato, al ridicolo prezzo di 10 euro, una tessera valida per 72 ore, la “7 colinas”, che da accesso illimitato a tram, autobus, metropolitana e anche agli ascensori della città.
La tessera contiene un chip che viene letto dalle macchinette presenti in tutti i mezzi pubblici e può eventualmente essere ricaricata una volta passate le 72 ore.
Noi l’abbiamo sfruttata immediatamente per andare a Belém, il quartiere più occidentale della città, e visitare l’omonima Torre, il luogo da dove partivano i grandi navigatori portoghesi, primo fra tutti Vasco da Gama. La torre (nella foto) è una magnifica fortezza di marmo bianchissimo costruita nel 1500 che aveva il compito principale di proteggere la città e da cui si gode una vista spettacolare sul fiume Tago.
Il Mosteiro dos Jerónimos, poco distante dalla Torre, è il monastero che fu costruito per celebrare le gesta di Vasco da Gama e che ne ospita le spoglie.

Una visita al monastero, una passeggiata nel parco adiacente e l’immancabile tappa nella storica pasticceria, quella che vende le famose Pasteis de Belèm. Queste paste fanno parte della cultura della città almeno quanto la Torre di Belèm e il Monastero, perché sono prodotte artigianalmente dal 1837 e perché solo 3 persone al mondo ne conoscono la ricetta originale. Sono dolcetti di pasta sfoglia ripieni di crema che vanno gustati rigorosamente caldi, con una spolverata di zucchero a velo e di cannella. Imperdibili se siete a Lisbona.

La nostra giornata continua con la visita al quartiere dell’Alfama, che raggiungiamo con il tram 28, un’altro classico della città e, a quanto ho visto, non solo per i turisti. Questo quartiere è il più antico di Lisbona e l’unico ad essere rimasto in piedi dopo il terremoto del 1755, che distrusse invece il resto della città. E’ un suggestivo agglomerato di case e vicoli strettissimi, dove il tram passa a malapena e dove è bello perdersi a piedi, senza l’aiuto della cartina.
Il Castello di S. Jorge, che lo sovrasta, lo abbiamo trovato in fase di chiusura, perciò ci siamo abbandonati al labirinto di vicoli, respirando l’odore di cucinato e di panni stesi che proviene dalle case.
Ci siamo infilati in un ristornatino da 8 coperti totali (8, non scherzo!) e abbiamo mangiato baccalà in quantità imbarazzanti.

Il giorno successivo ci siamo dedicati a Baixa, il centro della città. Completamente distrutta dal terremoto del ‘700, quest’area di Lisbona fu ricostruita a pianta ortogonale, con edifici uguali e lineari, molti dei quali ricoperti dai caratteristici azulejos. E’ uno spettacolo la vista di queste strade, uno spettacolo la pavimentazione, le zone pedonali, i locali tradizionali e in stile liberty.
Il Cafè A Brasilera, per esempio, il bar preferito di Pessoa e di molti altri letterati e artisti nei primi decenni del ‘900. La statua del poeta, seduto al bar con le gambe accavallate e le mani poggiate al tavolino, si confonde con la miriade di turisti seduti anche loro al bar: un omaggio che ho trovato divertente e intelligente.

Certo, chi visita Lisbona non può non notare anche la diffusa povertà di alcune zone e di tante persone che ci vivono. Moltissime aree della città sono trascurate, per non dire fatiscenti. Uno strano impatto davvero, per una capitale europea. Però non credo d’aver mai visto tanti cantieri aperti e ristrutturazioni in corso, segno forse che c’è la voglia di cambiare e di migliorare.
Ma di questo parlerò nella parte II del capitolo Portogallo, altrimenti mi dilungo troppo.
E poi devo ancora disfare i bagagli.

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Da Amsterdam

settembre 17, 2005

Non so da dove iniziare a raccontare questi due giorni. Infatti, siccome mi trovo in un internet cafe’ e non ho molto tempo a disposizione, faro’ solamente un resoconto velocissimo, che pero’ aggiornero’ la settimana prossima da casa mia in Germania.

Intanto, superfluo ma necessario, va detto che Amsterdam e’ ancora piu’ bella di quanto ricordassi. Questa citta’ ha un fascino che ti rapisce all’istante, perche’ e’ raffinata ed elegante, ma al tempo stesso e’ strafottente, irriverente.
Sto seriamente prendendo in considerazione l’idea che possa diventare la mia citta’, un giorno.
E anzi, non nego che se a Sean non verra’ prolungato il contratto, ci rimarro’ di merda!

Oggi siamo andati a fare un giro nei dintorni e siamo arrivati fino ad Edam (quella del formaggio). E’ una micro-cittadina, ma se vi dovesse capitare di visitare Amsterdam, non la potete perdere, anche perche’ dista solo 20 km da qui. Sembra una cittadina delle fiabe, con case in mattone e fiori alle finestre e mentre cammini continui a chiederti da quale angolo ti capitera’ di scovare uno gnomo o da quale davanzale sentirai arrivare il profumo della crostata di ciliege che si raffredda.
Noi ci siamo calati perfettamente nella parte del turista e, macchina fotografica alla mano (poi pubblichero’ qualche foto), ci siamo destreggiati tra negozi di souvenir e caseifici che proponevano assaggi vari di formaggio.
Risultato: 18,90 euro per due forme di Edam, una alle erbe e una affumicata (da provare!) e un paio di pantofole pelose a forma di zoccolo olandese che pero’ Sean mi ha fatto posare di nuovo sullo scaffale perche’ secondo lui erano trooooppo da turista…

La lingua e’ spaventosa. Molto piu’ spaventosa di quanto potessi immaginare o intuire dal manuale di conversazione. In tv tutto e’ in lingua originale con i sottotitoli. Leggere le parole e capirne il significato non e’ troppo difficile, per chi ha un po’ di dimistichezza con il tedesco, ma pronunciarle e’ un altro paio di maniche, credetemi. Nei negozi, in questi 2 giorni, me la sono cavata, ma se dovessimo rimanere qui a vivere, la prima cosa che faro’ sara’ di iscrivermi ad un corso di lingua. Questa volta da sola non posso farcela ( non che la volta precedente abbia avuto grandi risultati, veramente).

Le parole di oggi, comunque, sono: Kaas – formaggio e triest – triste.
Tot Zu